Archive for settembre 2010

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Cos’è lo Stalking?

27 settembre 2010

Lo Stalking consiste in una serie di comportamenti ripetuti ed intrusivi di sorveglianza, alla ricerca di un contatto e di comunicazione nei confronti di una vittima che risulta infastidita e/o preoccupata da tali attenzioni o comportamenti. Read the rest of this entry ?

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Difficoltà nel contatto: l’orticaria

27 settembre 2010

La pelle è l’organo più grande del corpo umano e ne costituisce il rivestimento esterno, rappresentando un tramite per il contatto con il mondo esterno, un mezzo di comunicazione che, oltre a proteggerci nei confronti del mondo esteriore, ci permette di entrare in comunicazione con gli altri. Struttura di confine fra il sé ed il non sé, fra il sé e gli altri, organo di senso e organo di fondamentale importanza nell’omeostasi, è forse più di ogni altra parte del corpo implicata nelle vicende psico-emotive dell’individuo. Il nostro linguaggio è ricchissimo di “modi di dire” che sottolineano la mediazione della pelle in molte nostre èmozioni e stati d’animo: “rosso dalla vergogna”, “bianco dalla paura”, “ho la pelle d’oca”, sono espressioni che coloriscono comunemente il nostro modo di parlare, mentre cambiamenti dello stato fisiologico della pelle accompagnano effettivamente stati emotivi come collera, paura, vergogna, ansia, ecc.. Anche nella vita quotidiana possiamo constatare i profondi legami fra psiche e pelle, ad esempio il calore o la sudorazione delle mani, possono essere un importante segnale di vissuto emozionale, rientrando nella più ampia sfera della comunicazione non verbale. Non dobbiamo quindi stupirci se molte malattie della pelle, possano essere correlate alla presenza di conflitti psicologici che proprio attraverso essa si esprimono.

Uno dei disturbi più comuni è l’orticaria, una frequente dermatosi caratterizzata da lesioni pomfoidi, transitorie e fugaci per quanto riguarda la durata. Le cause possono essere le più varie: allergiche, alimentari, fisiche, traumatiche, ecc. Un terzo delle orticarie però sembra non avere origine da una causa fisica: sono le cosiddette orticarie da stress, in cui gli stimoli psicogeni sembrano avere un ruolo scatenante o aggravante. I pazienti con orticaria sono spesso ansiosi, depressi e provano sensazioni di inadeguatezza. Altri autori segnalano tensioni e difficoltà nelle relazioni a livello lavorativo, scolastico o familiare.

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Allarme dei ginecologi: i giovani fanno più sesso, ma la metà non si protegge.

20 settembre 2010

«Sempre più giovani, proprio nella fascia tra i 16 e i 24 anni, praticano sesso non protetto e già da alcuni anni a questa parte c’è un boom di visite ed esami specialistici che certificano l’esistenza di infezioni di vario tipo». A dirlo è il professor Giorgio Vittori, presidente della società italiana ginecologia e ostetricia. Qualche numero rende più chiara la situazione: la sifilide è in aumento. Solo nel 2007 ci sono stati 720 casi, prevalentemente tra i maschi. Aumentano i contagi di Hiv dovuti a rapporti sessuali, sia omo che etero. Qui la fascia d’età si innalza, i sieropositivi hanno un’età media di 34 anni per le donne e 38 per gli uomini. Anche la gonorrea è in aumento negli ultimi anni. Secondo i dati della campagna “Travelsex”, condotta dalla Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), i giovani italiani sarebbero diventati più coscienziosi. Sei 18enni su 10 hanno avuto rapporti sessuali durante le vacanze, ma il 72% ha usato contraccettivi. Ma in realtà in quel 72% rientra anche un 23% che usa il coito interrotto come contraccettivo abituale. C’è anche un 50% che si protegge solo la prima volta con un nuovo partner e un 6% che non lo fa proprio. Giovani un po’ più attenti, ma meno casti. L’88% dei 18enni ha già avuto rapporti, il 19% con più di cinque partner.

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Per un amore trovato si perdono due amici

20 settembre 2010

Dei ricercatori dell’Istituto di Antropologia Cognitiva dell’Università di Oxford, che hanno presentato il loro studio al British Science Festival di Birmingham, hanno tradotto in numeri il costo dell’amore: chi trova l’amore “perde” in media due persone del cuore, un amico e persino un parente.
“La nostra ricerca è partita da un’osservazione molto semplice”, spiegano i ricercatori “Essere impegnati in una relazione sentimentale richiede un notevole sforzo dal punto di vista energetico e temporale. Read the rest of this entry ?

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Come varia la percezione delle emozioni tra le diverse culture

20 settembre 2010

Un gruppo di psicologi giapponesi e uno dei Paesi Bassi hanno pubblicato un articolo sulla rivista Psychological Science in cui spiegano che l’espressione delle emozioni è fortemente condizionata dalla cultura in cui si vive e questo può indurre equivoci nei rapporti fra persone di paesi differenti

“Dato che gli esseri umani sono animali sociali, è per essi importante comprendere lo stato emotivo delle altre persone così da mantenere un buon rapporto”, dice Akihiro Tanaka del Waseda Institute for Advanced Study in Giappone, uno degli autori dello studio. “Quando una persona sorride, probabilmente è contenta, e quando piange è triste.” Read the rest of this entry ?

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Cosa sono i sogni di giorno guidati?

20 settembre 2010

Il sogno da svegli guidato, stato intermedio e sfumato tra lo stato di veglia e lo stato di sonno, è in essenza il riflesso di quella riserva inesauribile in cui il soggetto ha accumulato, fin dalla nascita, le sue angosce, i suoi timori, i suoi desideri, le sue speranze che permangono in ogni caso, di fronte al mondo esteriore, i fattori determinanti del suo comportamento” (Desoille).

I Sogni di Giorno guidati si focalizzano sull’importanza dell’ imagery (immaginazione) correlata agli atteggiamenti posturali.

I processi immaginativi infatti, sono legati all’espressività corporea e si basano sugli stessi meccanismi psicofisici.

Il modello psicofisiologico integrato (Ruggieri V., 1997, 2001) considera che tra corporeità e processi immaginativi, intesi come due livelli, si stabiliscano delle relazioni di tipo circolare in cui l’immaginazione influenza la corporeità e viceversa e ambedue confluiscono e si originano nella rappresentazione.

Le emozioni possono così emergere da questa dinamica funzionale e ciò può consentire di individuare le origini di fenomeni psicologici e l’aspetto artistico creativo, che ne consente l’espressione.

In ciascuno di noi c’è un universo immaginativo interno, che dà realtà alla realtà, poiché se da un lato la realtà è la verifica di una rappresentazione della realtà, che ha sede nei processi immaginativi della mente, anche la stessa immaginazione ha una sua espressione e concretezza corporea e fisiologica, dove i processi emozionali sono anch’essi corporei e concreti e derivano da una modalità di organizzazione dell’esperienza corporeo-sensoriale, in particolare delle tensioni muscolari. Ogni forma di esperienza reale ha il suo processo immaginativo e ogni processo immaginativo deriva dalla sintesi sinestesica dell’esperienza reale: sono due interfacce dello stesso sistema che si chiama Io.

La pratica

Seduto o sdraiato, il soggetto può iniziare a produrre le immagini secondo le indicazioni assolutamente aperte del terapeuta/conduttore a partire da vaghi ambienti paesaggistici. Così iniziano a prodursi scene spontanee, la cui vividezza è correlata alla condizione ambientale e affettiva e soprattutto alla situazione attuale del soggetto. Il soggetto proietta nell’ambiente paesaggistico il proprio spazio corporeo. Vengono analizzati i canali sensoriali preferiti (vista, udito, tatto, olfatto, gusto, muscolare), gli atteggiamenti posturali indicativi di eventuali tensioni muscolari, lo stile di contatto del soggetto, la dimensione dei confini corporei, eventuali stati di conflitto, di inibizione o di armonia del soggetto, etc .

Le immagini che emergono con i sogni di giorno si sostituiscono spontaneamente al linguaggio convenzionale verbale per esprimere i sentimenti vissuti dal soggetto. Costituiscono un “linguaggio intimo…”, un modo d’espressione arcaico che richiede uno sforzo minore del linguaggio verbale. La descrizione di tali immagini, come di quelle del sogno notturno, permette di entrare nell’intimità affettiva del soggetto.

L’esperienza dei sogni di giorno

I Sogni di Giorno guidati sono un insieme di esperienze immaginative che permettono l’espressione dello stato attuale emotivo della persona. Quest’ultimo viene facilitato attraverso induzione del conduttore o terapeuta.

Essi mirano a creare eventualmente legami corretti grazie a nuovi condizionamenti, che stimolino una risposta funzionale al miglioramento della sensazione di ben-esserci dell’individuo.

Si basano, inoltre, sulla fiducia nella possibilità dell’uomo di rappresentare se stesso e le proprie azioni prima di compierle, cosicché esse possano diventare nuovi schemi comportamentali del soggetto.

È importante sottolineare che si parte da un’iniziale fase di rilassamento, realizzata mediante l’utilizzazione degli esercizi del grado inferiore di Training Autogeno (Schultz).

Durante il percorso ogni partecipante attua un processo di consapevolizzazione dello stato di tensione del proprio corpo, sia attraverso le esperienze in gruppo, che attraverso un allenamento individuale, di cui detiene un sintetico report, che riporta nel gruppo o al conduttore.

In un clima facilitante di fiducia e rispetto, l’individuo si sente libero di esprimere emozioni e ricordi positivi o negativi ed anche il ridursi degli atteggiamenti difensivi dell’uno verso l’altro. Ciascuno può sentirsi più libero di mettersi in contatto con il proprio corpo e con le emozioni cristallizzate in esso, non avendo timore di conoscerle e forse nella misura ottimale per sé di farle conoscere agli altri membri del gruppo o solo al trainer.

Il soggetto in un clima più tranquillo può prendere contatto con le sue problematiche o semplicemente con il suo modo di stare, mettendolo in relazione ai suoi atteggiamenti posturali, che descrivono e rappresentano il proprio modo di essere al mondo.

Le esperienze più suggerite sono:

  • Il sogno dell’albero
  • Il sogno del bosco
  • Il sogno del prato
  • Il sogno della montagna
  • Il sogno della caverna

I sogni di giorno guidati sono consigliati sia per adulti, in modo particolare per le donne incinta, che per bambini, sia individualmente che in gruppo.

Bibliografia

  • Desoille R., (1974) Teoria e pratica del Sogno da Svegli Guidato. Astrolabio, Roma.
  • Leuner H., (1988) Il vissuto immaginativo catatimico. Città Nuova, Roma.
  • Ruggieri V., (1987): Semeiotica dei processi psicofisiologici e psicosomatici. Il Pensiero Scientifico, Roma.
  • Ruggieri V., (2001): L’identità in psicologia e teatro. Analisi psicofisiologica della struttura dell’Io. Magi, Roma.
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Cos’è il Training Autogeno?

20 settembre 2010

Con il termine training autogeno J. H. Schultz ha definito “un metodo di autodistensione da concentrazione psichica che consente di modificare situazioni psichiche e somatiche”.

Training significa allenamento, cioè apprendimento graduale di una serie di esercizi di concentrazione psichica passiva, particolarmente studiati e concatenati, allo scopo di portare progressivamente il realizzarsi di spontanee modificazioni del tono muscolare, della funzionalità vascolare, dell’attività cardiaca e polmonare, dell’equilibrio neurovegetativo e dello stato di coscienza.

Il preciso e costante allenamento a tali esercizi porta a modificazioni gradatamente sempre più valide, precise e consistenti.

Autogeno significa “che si genera da sé”; ciò differenzia questo metodo dalle tecniche autoipnotiche ed eteroipnotiche le cui realizzazioni somatopsichiche sono attivamente indotte dal soggetto o dal terapeuta.

Il training autogeno ha lo scopo di farci raggiungere lo stato autogeno, che è una condizione di passività assoluta, uno stato trofotropo, stato preposto per il recupero delle energie, simile allo stato di sonno, priva di atti volitivi, realizzata nella indifferente contemplazione di quanto spontaneamente accade nel proprio organismo psicofisico. Questo stato è in contrapposizione con lo stato ergotropo, dove vi è il consumo delle energie, quello che avviene nello stato di veglia.

La pratica

Le Esperienze di Training Autogeno vengono proposte al gruppo o all’individuo secondo la procedura graduale, indicata da J.H. Schultz. Essa consiste nella presentazione progressiva:

  • dell’esperienza della pesantezza;
  • dell’esperienza del calore;
  • dellesperienza della regolazione della respirazione;
  • dell’esperienza della regolazione del cuore;
  • dell’esperienza della regolazione degli organi addominali, ossia del  plesso solare;
  • dell’esperienza della regolazione della zona del capo.

 Il training autogeno è consigliato sia per adulti, in modo particolare per le donne incinta, che per bambini, sia individualmente che in gruppo.

 L’esperienza di Training Autogeno

Il Percorso di Esperienze di Training Autogeno, metodo di autodistensione da concentrazione psichica, secondo la procedura metodologica di J.H. Schultz, è un percorso esperienziale che mira alla distensione corporea, cioè alla sperimentazione del passaggio dal tono muscolare dello stato di veglia al tono muscolare della veglia rilassata, con il relativo abbassamento del tono muscolare o con una sua modulazione.

Questo può avvenire attraverso un processo autosuggestivo che, inizialmente viene proposto e guidato dal trainer e poi, diventa automatico e autogestito con l’allenamento da parte del soggetto praticante.

I processi di autosuggestione e immaginazione hanno un ruolo fondamentale nella rievocazione delle sensazioni corporee. Tali processi permettono di metterci in contatto con il “sentire” psicofisico: con i livelli di tensione corporea, muscolare; con, se presenti, discontinuità di tensioni muscolari tra un distretto e un altro o, se sono presenti, processi di inibizione o coartazione.

Ad esempio, per Stanislavskij se i muscoli sono tesi, il corpo risulta legato. Solo un corpo senza tensione consente la messa in atto di meccanismi di identificazione che possono portare al sentire. Se i muscoli sono rilassati può avvenire la personificazione, come la chiama Stanislavskij, o l’identificazione, come la chiama Ruggieri. In questo caso, l’attore può produrre una rappresentazione coerente del personaggio da lui interpretato.

Durante il percorso ogni partecipante attua un processo di consapevolizzazione dello stato di tensione del proprio corpo, sia attraverso le esperienze in gruppo, che attraverso un allenamento individuale, di cui detiene un sintetico report, che riporta nel gruppo o al conduttore.

In un clima facilitante di fiducia e rispetto, l’individuo si sente libero di esprimere emozioni e ricordi positivi o negativi ed anche il ridursi degli atteggiamenti difensivi dell’uno verso l’altro. Ciascuno può sentirsi più libero di mettersi in contatto con il proprio corpo e con le emozioni cristallizzate in esso, non avendo timore di conoscerle e forse nella misura ottimale per sé di farle conoscere agli altri membri del gruppo o solo al trainer.

Il soggetto in un clima di fiducia può prendere contatto con le sue problematiche o semplicemente con il suo modo di stare, mettendolo in relazione ai suoi atteggiamenti posturali, che descrivono e rappresentano il proprio modo di essere al mondo.

 Bibliografia

  • Schultz J. H., Il training autogeno. Feltrinelli, Milano, 1971.
  • Hoffman B.H., Manuale di training autogeno. Astrolabio, Roma, 1980.
  • Ruggieri V., L’identità in psicologia e teatro, MaGi, 2001.
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