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Come varia la percezione delle emozioni tra le diverse culture

20 settembre 2010

Un gruppo di psicologi giapponesi e uno dei Paesi Bassi hanno pubblicato un articolo sulla rivista Psychological Science in cui spiegano che l’espressione delle emozioni è fortemente condizionata dalla cultura in cui si vive e questo può indurre equivoci nei rapporti fra persone di paesi differenti

“Dato che gli esseri umani sono animali sociali, è per essi importante comprendere lo stato emotivo delle altre persone così da mantenere un buon rapporto”, dice Akihiro Tanaka del Waseda Institute for Advanced Study in Giappone, uno degli autori dello studio. “Quando una persona sorride, probabilmente è contenta, e quando piange è triste.”
In passato, la maggior parte delle ricerche sulla comprensione dello stato emotivo degli altri è stata condotta sulle sole espressioni facciali; Tanaka e colleghi hanno invece studiato la combinazione di espressioni facciali e intonazione della voce, nell’espressione dello stato emotivo.

Nello studio i ricercatori hanno girato un video, prodotto in giapponese e in olandese, con attori che dicevano una frase di significato neutro (“E’ così?”) in due versioni: una in tono arrabbiato ma con la faccia felice e l’altro con la faccia arrabbiata ma con tono allegro. A una serie di volontari, giapponesi e olandesi, a cui sono stati mostrati i video è stato poi chiesto quale fosse lo stato d’animo degli attori.
E’ risultato che i giapponesi pongono maggiormente attenzione alla voce mentre gli olandesi alla mimica facciale, anche quando era stato detto loro di prestare attenzione solamente alla voce.
“Ritengo che le persone giapponesi tendano a nascondere le proprie emozioni sorridendo, ma è più difficile occultare le emozioni negative nella voce”, osserva Tanaka. Per questo i giapponesi prestano maggiore attenzione alla voce altrui. Un fatto, osserva che può indurre in confusione gli occidentali, abituati al fatto che voce e viso siano in corrispondenza emotiva. “I nostri risultati potranno aiutare a migliorare la comunicazione fra differenti culture”, ha concluso Tanaka.

(16 settembre 2010)

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