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IL GASLIGHTING

4 ottobre 2010

C’è una violenza sottile, che non lascia segni sulla pelle e non ha scoppi d’ira. E muta, insidiosa, fatta di pesanti silenzi alternati a frecciate ostili. E’ una forma d’abuso antica, spesso perpetrata tra le “sicure” mura domestiche, che lascia profonde ferite psicologiche. Si tratta del gaslighting. Vediamo insieme di che si tratta, cercando di offrire indicazioni alle vittime, passando anche per l’aspetto giuridico del fenomeno.
Gli aspetti psicologici del gaslighting

Il Gaslighting è una tecnica di crudele ed infida manipolazione mentale. Il termine è derivato dal titolo del film “Gaslight” (1944) uscito in italiano con il titolo di “Angoscia”  in cui si narra di una vita matrimoniale che, dopo un periodo felice, diviene la trappola in cui il diabolico marito, con una ed artificiosa tecnica psicologica, alterando le luci delle lampade a gas della casa, spinge la moglie portandola sull’orlo della pazzia.

Anche il film di Alfred Hitchcock “Rebecca – la prima moglie” (1940), è un chiaro esempio di gaslighting. Una timida ragazza diventa la moglie di un ricco vedovo De Winter. Nell’antica dimora dove la coppia vive, la nuova signora De Winter si accorge che tutti la considerano inferiore a Rebecca, la prima moglie. La giovane è sottoposta ai continui sbalzi d’umore del marito ed alla spettrale presenza della governante,che vive nel ricordo della defunta, sottopondo la nuova signora De Winter a continue umiliazioni, tanto da accenderle una sensazione di estraneità e farle nascere intenti suicidi

Il gaslighting è un comportamento che la persona abusante mette in atto per minare l’autostima e  la fiducia che la vittima ripone in sé stessa, dei suoi giudizi di realtà, facendola sentire confusa fino a dubitare di stare impazzendo. E’ una subdola azione di manipolazione mentale con la quale il gaslighter (colui che mette in atto l’abuso) mette in dubbio le reali percezioni dell’altra persona, facendola dubitare di se stessa, facendola sentire “sbagliata”.

E’ difficile descrivere la sensazione di morte e di impotenza che prova la persona colpita da questo tipo di maltrattamenti psicologici. Alla vittima è tolta la speranza del domani e ben presto manifesterà problemi psichici e psicosomatici.
In numerosi casi il comportamento di gaslighting è adottato dal coniuge abusante per chiudere rapporti coniugali travagliati dietro ai quali, molto spesso, si celano insoddisfazioni personali e relazioni extraconiugali.

E’ difficile riconoscere questo tipo di violenza: è insidiosa, sottile, non se ne percepisce l’inizio, una violenza gratuita e persistente, reiterata quotidianamente che ha la capacità di “annullare” la persona che ne è bersaglio.  Spesso è proprio la stessa vittima ad accettarla e giustificarla poiché la pone  nella condizione di pensiero di “meritarsi quella punizione”, attrraverso un vero e proprio lavaggio del cervello

Il gaslighting è una forma di violenza che nasce anche all’interno di rapporti precedentemente costruiti sull’amore. Poi, una frustrazione alla quale non si sa adeguatamente reagire e che mette in crisi la sicurezza e la fiducia che ripone in sé il manipolatore e tutto crolla: l’amore diventa maligno e la psiche della persona colpita dalle molestie. Il gaslighting lascia ferite che nessuno potrà guarire.

– Sei grassa! (magra, brutta, ecc..)
– Scusatela, mia moglie è una deficiente!
– Sbagli sempre tutto! Non ne fai una giusta!
– Ma come non ti ricordi! Me l’hai detto proprio tu!
– Non me l’hai mai detto! Te lo sarai immaginato!
– Le tue amiche sono insignificanti, proprio come te!
– Se ti lascio rimarrai sola per tutta la vita!

Il gaslighter sa come mettere il sale sulle ferite.

Il persecutore instaura con il suo obiettivo una relazione narcisistico-perversa, “deumanizza” la vittima, la manipola, ottenendone il controllo totale, impedendone separatezza ed autonomia. La persona si troverà imprigionata da questo comportamento e, lentamente, le sue resistenze si affievoliranno sino a scomparire del tutto, diventando inconsapevole complice del suo persecutore.

In questo sprofondamento nell’abisso la vittima attraverserà tre fasi:

1) Distorsione della comunicazione. Il perseguitato non riuscirà più a capire il persecutore. I “dialoghi” saranno caratterizzati da silenzi ostili, alternati da frecciatine. La vittima si troverà così disorientata, confusa.

2) Tentativo di difesa. La vittima cercherà di convincere il suo persecutore che quello che dice non corrisponde alla verità; proverà ad instaurare un dialogo, ostinato, con la speranza che ciò serva a far cambiare il comportamento del gaslighter. Il perseguitato spera che le sue capacità d’ascolto e di dialogo riusciranno a far cambiare il persecutore.

3) Depressione. La vittima vedrà spegnersi il suo soffio vitale, si convincerà che ciò che il persecutore dice è vero.

Esistono, d’altra parte, tre tipi di persecutore:

a) Il manipolatore affascinante. E’ il più insidioso, sottopone la sua vittima ad una doccia scozzese alternando momenti d’alluvione d’amore con altri di tensione. A questo punto la vittima è completamente disorientata.

b) Il manipolatore bravo ragazzo. E’ un individualista camuffato da persona prodiga. Riesce ad anteporre i propri bisogni, a quello della vittima, anche se riesce a dare un’impressione opposta.

c) L’intimidatore. A differenza degli altri è, sicuramente, il più diretto. Non si preoccupa di nascondersi dietro false facciate. Rimprovera e maltratta la vittima apertamente.

E’ facile capire come sia doloroso e subdolo il male di questo tipo di abuso, molto meno facile è individuarne l’attore e il copione che viene messo in atto.

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One comment

  1. Devo dire che questo tipo di violenza mi è capitato di subirla, e forse di perpetrarla. le situazioni che si vivono sono a dir poco infernali, perché si vive incatenati in un rapporto da cui ci si sente sia attratti che respinti. si può passare dall’essere il perseguitato all’essere il persecutore; lo si fa perché, dopo un lungo periodo in cui si subiscono gli atti persecutori, ci si vuole in qualche modo vendicare. ed ecco che la ritorsione è spesso violenta e pianificata, e non fa altro che alimentare l’odio reciproco. se, invero, non si interrompe tale circolo vizioso, il rapporto rischia di implodere in atti, non solo dalla violenza psicologica, ma anche fisica. ne sono testimoni molteplici casi descritti dalla cronaca, in cui il persecutore, non accontentandosi più delle violenze psicologiche, passa a quelle fisiche, fino in alcuni casi a uccidere la vittima.
    in ultima analisi, ritengo che un gran numero di relazioni “amorose”, sottendono un mondo oscuro fatto di violenze psicologiche, vendette private, e continua svalorizzazione dell’altro.



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