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IL REATO DI “STALKING” O “ATTI PERSECUTORI” EX ART. 612 BIS C.P.

4 ottobre 2010

La normativa

Il decreto legge n. 11/09 introduce nel nostro ordinamento un “nuovo” tipo di reato finalizzato a ridurre l’incidenza della condotta “persecutoria” nei confronti soprattutto delle donne.
L’art 612 bis c.p. prevede che, “salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque reiteratamente, con qualunque mezzo, minaccia o molesta taluno in modo tale da infliggergli un grave disagio psichico ovvero da determinare un giustificato timore per la sicurezza personale propria o di una persona vicina o comunque da pregiudicare in maniera rilevante il suo modo di vivere, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione da sei mesi a quattro anni”.

L’interesse giuridico tutelato

Il bene giuridico tutelato è la libertà morale, ovvero nella libertà di autodeterminazione dell’individuo. Questa potrebbe portare la vittima ad un grave disagio psichico, il bene costituzionalmente garantito è la salute, mentre il bene protetto potrebbe essere individuato nella tutela della incolumità individuale.

 L’elemento oggettivo

L’illecito è connotato dalla sussistenza di tre elementi costitutivi:1) la condotta “tipica del reo; 2) la reiterazione di tale condotta; 3) l’insorgere di un particolare stato d’animo nella vittima.

1)La condotta illecita in esame è ascrivibile alle minacce e molestie, già previste e sanzionate autonomamente dal Legislatore. Sussiste la minaccia nel caso in cui il reo prospetti alla vittima un male futuro, in modo tale da turbare la tranquillità della vittima. La molestia, invece, si ravvisa nel caso in cui venga alterata in modo fastidioso o importuno l’equilibrio psichico di una persona media.

2) Detta condotta deve essere reiterata, nel senso che gli atti devono succedersi nel tempo. Pertanto i singoli atti, se posti in essere in un unica occasione, non integrano l’ ex art 612 bis c.p. ma quelle più “tradizionali” del tipo “minaccia” o “molestia”, magari continuate se dette condotte vengano posti in essere più di una singola volta.

 3) Tali azioni illecite devono cagionare alla vittima “un grave disagio psichico ovvero da determinare un giustificato timore per la sicurezza personale propria o di una persona vicina o comunque da pregiudicare il suo modo di vivere”. Con il grave disagio psichico  si deve intendere solo forme patologiche contraddistinte dallo stress, di tipo clinicamente definito grave e perdurante. Quanto al timore per la sicurezza tale stato d’animo deve essere valutato in concreto, in base a tutti gli elementi che caratterizzano la vicenda.

L’illecito in esame sussiste solo quando siano integrati tutti i succitati elementi obbiettivi.

 L’elemento psichico

La condotta del reo deve essere connotata dal dolo generico, cioè dalla volontà e consapevolezza di porre in essere le condotte persecutorie, cagionando alla vittima eventi lesivi previsti dalla norma.

 Consumazione, tentativo e pene previste

L’illecito consuma nel momento in cui il reo cagioni nella vittima uno degli eventi lesivi descritti dalla norma.

L’illecito in esame è punito, salva l’applicazione di aggravanti, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Tuttavia, se il molestatore si spinge fino all’omicidio della vittima di stalking è punito con l’ergastolo

 Le aggravanti speciali

1) La pena è aumentata fino a due terzi se il fatto è commesso da persona già condannata per il delitto di cui al primo comma.

2) La pena è aumentata fino alla metà e si procede d’ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un

3) Si procede d’ufficio se il fatto è commesso con minacce gravi ovvero nei casi in cui il fatto è connesso con altro delitto per il quale è prevista la procedibilità d’ufficio.

Procedibilità entro sei mesi

Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. Si procede tuttavia d’ufficio, come detto, se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di persona diversamente abile nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.

La diffida al molestatore
La persona che si ritiene offesa da condotta che può presentare gli elementi del reato di cui all’articolo 612-bis, sino a quando non presenta formale querela, può avanzare richiesta di ammonimento del molestatore. La richiesta è trasmessa senza ritardo al questore che, assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, se ritiene fondata l’istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale. Se il soggetto ammonito continua a molestare la sua vittima, si procede d’ufficio contro di lui e la pena è aggravata di almeno un terzo. può presentare all’autorità competente richiesta di diffida all’autore della stessa.
Quando sussistono specifici elementi che fanno ritenere fondato il pericolo di reiterazione del reato di cui all’articolo 612-bis, l’autorità di pubblica sicurezza, su autorizzazione del pubblico ministero che procede, diffida formalmente l’indagato dal compiere ulteriori atti persecutori.

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