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Quando il parto fa paura

11 ottobre 2010

Alzi la mano chi, pensando al momento del parto, non viene attraversato da un brivido tutt’altro che piacevole. Ogni nascita è un momento a sè stante, che evoca timori, ansie ed angosce legate alla salute e a quella del bambino. Questo disagio si chiama tocofobia.

Se si è reduci da un parto che ha avuto complicazioni è possibile che la donna viva con angoscia i parti successivi: infatti un parto difficile è, a pieno titolo, un evento capace di determinare un trauma psichico, che può a sua volta generare un disturbo acuto da stress o un disturbo da stress post-traumatico. Ma anche in condizioni non catastrofiche, poiché il concetto di trauma è sempre in relazione alla soggettività di chi lo vive, è possibile che una piccola complicazione perinatale possa essere fonte di successivi timori ed ansie in chi l’ha vissuta.
Per altre persone la tocofobia può essere legata a delle problematiche più profonde. Essa può esprimersi con ansia o con crisi di angoscia intorno all’ultimo mese di gravidanza ed essere connessa a temi di significato personale come la paura dei cambiamenti che deriveranno dalla nascita del bambino, nella propria vita, nella relazione di coppia, nell’equilibrio della famiglia, o ancora possibili sentimenti di inadeguatezza al ruolo materno, paura di non farcela da sola nella cura del bambino. Possiamo quindi ad esempio trovarci nel caso di una sintomatologia da attacchi di panico che si manifesta a partire dall’ultimo trimestre di gravidanza oppure sia dato il caso di un pensiero ossessivo sul momento del parto o sul bambino, che la persona può attribuire alla paura di partorire, ma che invece riflette alcuni temi individuali più profondi. 

Però la paura non aiuta ad affrontare questo momento. Pensare alla paura genera il panico, paralizza le nostre possibilità di fronteggiare un evento, generando un circolo vizioso che si autoalimenta e che ha solamente effetti negativi. Il pensiero negativo inoltre demotiva profondamente le persone, spingendole in atteggiamenti fatalisti e rinunciatari.

Alcune scuole di pensiero in psicologia sostengono che il miglior modo per superare la paura è affrontarla. Molti trattamenti delle fobie semplici sono caratterizzati dal decondizionamento attraverso una progressiva esposizione guidata agli stimoli ansiogeni. Non tutte le persone sono adatte a certi tipi di terapie, specie se si considera che  l’esposizione a ciò che si teme non è l’unico strumento terapeutico. 
Inoltre si può osservare che la paura del parto è senza dubbio qualcosa di molto diverso da una fobia oggettuale. Però in questo senso il suggerimento che si può cogliere da queste scuole di pensiero è quello di affrontare la paura senza negarla, cercando il più possibile di condividerla sia con le persone vicine che hanno già avuto quest’esperienza, sia con il partner, sia con i professionisti della salute, quindi ginecologi, ostetriche, psicologi, soprattutto se si sta frequentando un corso di preparazione al parto.

Tutti i motivi della paura:

– mancanza di informazioni;
– sfiducia nelle potenzialità del proprio corpo;
– paura e rifiuto del dolore in travaglio;
– bassa frequenza ai corsi di preparazione al parto;
– paura del cambiamento negli equilibri familiari;

– insicurezza indotta dalla classe medica e dai ginecologi;
– influenza della visione traumatica del parto da parte dei media;
– assenza di familiarità con il processo fisiologico del parto;

– sensazione di inadeguatezza rispetto al ruolo materno.

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