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Depresso un italiano su quattro

25 ottobre 2010

 

Sono circa 60 milioni in Europa le persone colpite da depressione. In Italia, un adulto su quattro nel corso della vita è interessato da un episodio di depressione maggiore, le donne con una percentuale maggiore rispetto agli uomini (12,8% contro il 5,9%). Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) la malattia rappresenterà nel 2020 la seconda causa di disabilità nel mondo, dopo le patologie cardiache. Un dato allarmante che coinvolge famiglie e mondo del lavoro, rappresentando un problema di non facile soluzione. “Le terapie a disposizione – spiega il professor Giovanni Biggio, presidente della Società italiana di Neuropsicofarmacologia (SINPF) – non alleviano immediatamente i sintomi depressivi: il malato può avvertire prima gli effetti collaterali dei farmaci, come quelli gastrointestinali e sul sonno, ma anche disturbi della sfera sessuale e aumento di peso che spesso portano all’interruzione del trattamento”. Per questo la ricerca è orientata su approcci terapeutici innovativi, che offrano una risposta più rapida e più ampia. Tra i principali argomenti con cui si sono confrontati gli esperti al congresso di Neuropsicofarmacologia, c’è stato l’interazione gene-ambiente. Le acquisizioni scientifiche moderne, consentono di affermare che la patologia mentale può essere determinata già nella vita intrauterina. “Sappiamo con certezza – spiega il prof. Biggio – che se una donna durante la gravidanza abusa di alcol o di sostanze, viene maltrattata o subisce forti stress, il feto riceve segnali che modificano i geni coinvolti nello sviluppo del cervello: per questo nel nostro congresso parliamo di ‘fenomeni epigenetici’, cioè come i geni dell’individuo vengano modificati non nella struttura ma nella funzione da input ambientali. Oggi finalmente abbiamo prove biologiche che l’ambiente esterno è in grado di modificare i geni”. E i comportamenti a rischio, tipici dei giovani, in particolare la facilità con cui si consumano droghe e alcol, suscitano allarme tra gli esperti, perché aumentano la vulnerabilità per i disturbi mentali.

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