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Figli di genitori omosessuali

9 gennaio 2011

In Italia si calcola che siano centomila i bambini con almeno un genitore gay. Ci sono quelli nati da unioni eterosessuali, poi sfociate in un divorzio, ma molti, sempre di più, sono invece vissuti sin dall’inizio in una casa con due mamme o due papà. Secondo la ricerca Modi.di, condotta nel 2005 da Arcigay con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità, il 17,7% dei gay e il 20,5% delle lesbiche con più di 40 anni ha prole. E, dato ancor più significativo, il 49% delle coppie omosessuali vorrebbe avere bambini.
Per la legge italiana però, questo genere di famiglie non è ancora riconosciuta e così, per coronare il loro sogno molti vanno all’estero. Le lesbiche in Spagna o nel nord Europa dove possono ricorrere alla fecondazione assistita. Gli uomini in Canada o negli Stati Uniti in cerca di una madre surrogata. Altre donne ricorrono all’autoinseminazione o cercano un donatore amico. Ma non è rara la famiglia formata da quattro genitori, due uomini e due donne, che si mettono d’accordo per fare un figlio e poi lo allevano insieme. Per tutelare i loro diritti tre anni fa è nata l’associazione Famiglie Arcobaleno (www.famigliearcobaleno. org). All’inizio gli iscritti erano 15, oggi sono 400 di cui circa 170 famiglie e ben 110 bambini. Numeri sicuramente destinati a crescere: «Ogni settimana — dice la presidente Giuseppina La Delfa,—accogliamo uno o due nuovi soci. Abbiamo tre gruppi di persone: gli aspiranti genitori, le famiglie costituite in ambito omosessuale e quelli che hanno avuto figli in relazioni eterosessuali e ora vivono in una coppia gay. Questi ultimi soffrono di più psicologicamente, possono avere problemi nella separazione e nel divorzio, a volte non riescono a vedere i loro bambini o ad ottenerne l’affidamento. Le famiglie omogenitoriali, invece, vivono meglio il quotidiano perché sono un nucleo costituito alla luce del sole ma hanno una montagna di problemi legali».
Ma come crescono i figli dei genitori omosessuali? Decine e decine di studi, fatti all’estero, dimostrano che non ci sono problemi. Sembra che l’orientamento sessuale dei genitori non incida sullo sviluppo del bambino, il quale, nei primi anni di vita, ha bisogno dell’affetto, della presenza costante, dell’armonia dei genitori e della capacità di guida che una famiglia omosessuale è in grado di dare. I bambini omosessuali sembrano essere più tolleranti, meno conformi agli stereotipi di genere, forse perché cresciuti da genitori con più alto grado di istruzione e di autoconsapevolezza di quelli eterosessuali.
Il vero pericolo però per questi bambini sono i pregiudizi della nostra società, in cui la famiglia è quella tradizionale, con genitori eterosessuali, sposati, magari anche in Chiesa. Una società che relega questi bambini a cittadini di serie B, costretti a vivere con la metà delle tutele dei loro coetanei, perché, purtroppo, la famiglia omosessuale è una possibilità non contemplata dalla nostra legislazione.

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