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SHOPPING COMPULSIVO

13 gennaio 2011

Nella nostra società è molto presente un diffuso atteggiamento consumistico, accompagnato dall’incoraggiamento all’acquisto, perpetuato soprattutto dai mass media, incoraggiamento che spesso alimenta falsi bisogni che hanno gradualmente trasformato il possesso del prodotto in una vera e propria fonte di felicità, in uno strumento per costruire una identità sociale accettata e gradita, portando a considerare lo shopping persino una tecnica per scaricare lo stress. Pertanto, segnare il confine tra acquisto normale e patologia dell’acquisto è estremamente difficile. Si parla di shopping compulsivo o sindrome da shopping un disagio psicologico e comportamentale caratterizzato dal desiderio compulsivo di fare acquisti. Tale disturbo è noto anche con il termine oniomania o mania del comprare (Kraepelin E., 1915) che deriva dal greco onios = “in vendita,” mania = follia. Dal momento che la patologia, in questo caso, si innesca a partire da un comportamento normale e quotidiano, spesso questo tipo di disturbo rimane silente e non viene diagnosticato se non quando irrompe creando, come spesso accade, disagio psicologico-familiare o disastrose conseguenze economiche. Pertanto, spesso è difficile distinguere l’acquisto patologico da quello normale sulla base di criteri quantitativi e la diagnosi viene posta solo molto tempo dopo che il problema comincia a manifestarsi. E’ più facile utilizzare come metro di giudizio per riconoscere questo disagio, caratteristiche qualitative: infatti esistono alcune caratteristiche che contraddistinguono gli acquisti effettuati durante le crisi di shopping compulsivo, ad esempio la tendenza a comprare soprattutto oggetti inutili e non indispensabili che, frequentemente, non si collegano ai gusti dell’acquirente, che sono spesso al di sopra delle sue finanze e che spesso sono varianti di una stessa categoria di prodotto. Spesso tali oggetti sono individualmente o socialmente considerati come l’espressione di qualche qualità positiva e vincente, perciò sono ricercati allo scopo, più o meno cosciente, di costruire dall’esterno la propria identità. Una conferma della connotazione simbolica che spesso può assumere l’acquisto deriva da alcuni studi sulle tipologie di spese effettuate, che sono connotate da una certa ripetitività dell’acquisto di un certo tipo di prodotti, che vengono comprati come se si fosse alla ricerca di importanti pezzi mancanti di un puzzle interiore da completare. Nello specifico si può osservare che le donne sembrano maggiormente propense a comprare vestiti, oggetti e strumenti di bellezza, anche gli uomini acquistano prodotti legati alla cura del corpo, come capi di vestiario o attrezzature sportive complesse, ma sembrano ancora più propensi a cercare il possesso di simboli di prestigio sociale, come automobili o strumenti altamente tecnologici, quali computers e impianti audio-video, spesso riconducibili ai loro sogni professionali o sociali più alti e illusori.
Ciò che caratterizza maggiormente gli episodi di acquisto compulsivo sono i vissuti riferiti dai soggetti. In particolare sono state distinte tre principali fasi del vissuto:
1. nella prima fase i prodotti sembrano provvisti di doti magiche e spesso considerati irrazionalmente come un’occasione da non lasciarsi sfuggire. I vissuti interiori di questa attrazione iniziale sono anche descritti sotto forma di sensazioni viscerali e profonde, come brividi, vampate di calore, vibrazioni, eccitazione, agitazione, persino perdita di controllo di sé.
2. Nel momento in cui si compra, si entra nella seconda fase emotiva caratterizzata da un pervadente sentimento di benessere e di felicità, alimentato da una difficoltà della percezione del tempo, che spesso è annullato, come in una specie di stato dissociativo della mente. Spesso a questo si accompagnano precoci sensi di colpa e vissuti di scoraggiamento o sentimenti di incapacità a controllarsi.
3. Nella terza fase, momento in cui il soggetto realizza le conseguenze del proprio comportamento negativo, e riconosce le illusioni date dall’acquisto, c’è un’amplificazione di tutte le emozioni negative, con intensi sensi di colpa, vergogna di sé e sensazione di vuoto interiore.
La sindrome da shopping compulsivo comprende diverse forme di disagio, infatti rappresenta un disturbo che implica tre categorie di disagio psicologico-comportamentale presenti spesso contemporaneamente:
1. un disturbo del controllo dell’impulso
2. comportamenti ossessivi
3. dipendenza da un’attività
In questa sindrome è presente un forte impulso a comprare, vissuto in modo irresistibile. Questa incontrollabile spinta all’acquisto, presente nei compratori compulsivi, è stata definita buying impulse e viene descritta come una pervasiva tendenza distruttiva ed eccessiva, che crea un bisogno urgente che preme per essere soddisfatto. Tale caratteristica rende questo comportamento per alcuni aspetti simile ad altre manifestazioni di scarso controllo dei propri istinti, come il gioco d’azzardo patologico e la cleptomania.
La ripetitività dei comportamenti di acquisto e la ciclicità delle crisi dimostrano anche il carattere ossessivo del disturbo che sembra aumentare, come altri problemi ossessivi, in corrispondenza delle situazioni di stress.
Ma la caratteristica che maggiormente è presente in questo disturbo è la dipendenza dall’attività di acquisto, e che ha portato a parlare anche di dipendenza dagli acquisti o di addictive buying. Infatti spesso sono state descritte vere e proprie crisi di astinenza, così come comportamenti quali nascondere gli acquisti, similmente a quanto viene fatto dai tossicomani con la droga.

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