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PILLOLE SUL BRUXISMO

22 gennaio 2011

Il termine bruxismo sta ad indicare l’attività parafunzionale più frequentemente riscontrata, che il paziente ne sia cosciente o meno. Si chiama bruxismo il digrignamento, serramento e attrito dei denti a fini non funzionali; non sono invece considerati bruxistici i movimenti dei denti che si verificano nella deglutizione e masticazione.

Il termine deriva dall’espressione greca “brichein odontos” che letteralmente significa “digrignare i denti”. Il caratteristico rumore che è possibile constatare è appunto determinato dal digrignamento, serramento e strofinio dentario. Siano essi volontari o meno, i movimenti della mandibola che caratterizzano il buxismo sono considerati non funzionali; possono verificarsi nella veglia come nel sonno e assumono connotazioni diverse a seconda della fase in cui si manifestano. Per meglio definire la dinamica bruxista, nella letteratura è stato introdotto il termine di “parafunzione”. Le parafunzioni oro-facciali riguardano i movimenti come la pressione continua esercitata dalla lingua contro i denti, il mordersi e/o succhiarsi le labbra. Le parafunzioni da occlusione considerano il serramento e il digrignamento dei denti, vale a dire i movimenti che costituiscono il bruxismo vero e proprio. Il digrignamento costituisce anche l’espressione di vari contenuti emotivi e nello stesso tempo ne è il risultato. “Espressione” perché tramite il digrignamento l’individuo invia all’ambiente una comunicazione latente: aggressività, senso di frustrazione, collera, ansia. Ciò è particolarmente evidente nei bambini frustrati nell’appagamento di un loro desiderio: li vediamo allora serrare i pugni, puntare i piedi, irrigidirsi nei muscoli e soprattutto mostrare i denti e digrignarli in senso minaccioso. “Risultato” perché il digrignamento può anche essere la manifestazione di uno stato conflittuale e assolvere ad una funzione tensio-riduttiva. In questi casi il digrignamento è solitamente “celato”, vale a dire che avviene senza mostrare la dentatura. La prima funzione del digrignamento, cioè la comunicazione di messaggi aggressivi, è interpretabile anche alla luce di componenti antropologiche. La seconda funzione trova invece intellegibilità nell’ambito della significatività psicologica della zona orale. La bocca è notoriamente investita di contenuti psicologici; tramite essa l’uomo comunica con l’ambiente, invia segnali manifesti e latenti; esperisce emozioni e sensazioni; quindi la bocca è fonte di gratificazioni e frustrazioni. Nel corso della sua evoluzione, l’individuo apprende diverse modalità per esprimere le frustrazioni e i sentimenti di aggressività, secondo forme accettabili dal contesto sociale e comunque rivolte all’ambiente (eterodirette). L’aspetto negativo è costituito da un mancato o errato sviluppo di queste modalità, per cui l’individuo tende a reprimere le emozioni e a “mandare” giù le contrarietà della vita. Non sapendo esprimere adeguatamente verso l’esterno la propria aggressività, si tende allora a ricercare altri canali tensio-riduttivi, come appunto il digrignamento. In tali condizioni, il digrignamento può allora divenire una “abitudine”, cronicizzarsi e rientrare nella sindrome bruxista. Le ricerche effettuate hanno appurato una stretta connessione tra bruxismo e tensione nervosa (un meccanismo riflesso ipereccitato può condurre sia al digrignamento che al serramento dei denti durante il sonno). Per tensione nervosa si intende il risultato di un sovraccarico di stati emotivi, impulsi, stimoli eccitatori, che non riescono ad essere adeguatamente incanalati verso l’esterno. Un dato interessante, confermato in diverse ricerche sperimentali, è la difficoltà del bruxista nell’esprimere le emozioni. Escluse tutte le cause obiettivabili (meccaniche, muscolari, alimentari, etc.) è possibile stabilire la reale incidenza della difficoltà ad esprimere le emozioni, in modo particolare la rabbia. Altre ricerche si sono concentrate sul ruolo dell’ansia e dello stress nella sindrome bruxista. Nei pazienti ansiosi il bruxismo è associato a dolori e rigidità muscolare; inoltre, tale sintomatologia, per entità ed estensione, può essere correlata alla tipicità e all’intensità dello stress in atto. Generalmente uno dei sintomi dolorosi più comuni che gli odontoiatri constatano nei bruxisti concerne la sindrome miofacciale, che secondo alcuni autori, consiste in un dolore che compare a seguito di stimoli esercitati sui “punti trigger” miofacciali della muscolatura e dei tendini. Con il termine “punto trigger” ci si riferisce ad una regione, ipersensibile alla pressione, della grandezza di 1 cm di diametro, localizzata in un muscolo che risulta alterato alla palpazione rispetto al tessuto circostante. Lo stress aprirebbe la via ad una sequela di risposte emotive, come rabbia, frustrazione, ansia, paura, etc, la cui risultante può essere la sintomatologia bruxista. Perché ciò accade in alcuni soggetti e non in altri? La risposta risiede ovviamente nella peculiari variabili di personalità; è infatti noto come lo stress non sempre dà luogo a medesime risposte, così come può incidere notevolmente in un individuo ed essere invece ininfluente per un altro. Per questa ragione si pensa che lo stress emotivo non abbia un valore assoluto e generico nell’eziologia del bruxismo: in alcuni pazienti può costituire la determinante eziologia fondamentale, in altri può assumere semplicemente un carattere di complementarità. L’intervento psicologico sarebbe quello di individuare gli elementi di stress e le relative reazioni emotive. A tale proposito è utile che il paziente apprenda qual è il suo “stile di risposta”, o il modo con cui affronta determinate problematiche (evitamento, fuga, repressione, etc.). risulta particolarmente importante mitigare l’ansia, attraverso la metacomunicazione degli stati emotivi: al paziente viene data la possibilità di confessare le sue paure, le perplessità, la sua disinformazione (perché spesso si tratta di questo!) e quindi parlare di questi contenuti. Il paziente può comprendere le dinamiche tramite le quali inconsapevolmente serra e digrigna i denti: quando è nervoso, quando è stressato, contrariato, arrabbiato, impaurito, etc. Particolarmente utili si possono rivelare le tecniche psicorilassanti, che hanno il compito di sciogliere le varie tensioni muscolari, e quindi emotive, che concorrono nella determinazione del bruxismo. Il bruxista imparerebbe così ad “ascoltarsi” e soprattutto a incanalare in vie lecite e non dannose la sua emotività. Inoltre, l’esercizio di tali tecniche limiterebbe considerevolmente la suscettibilità dei bruxisti agli stress.

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One comment

  1. Salve, le faccio notare che un bruxista è una persona affetta da sbilanciamento mandibolare, sempre. Le terapie psicologiche lasciamole per altri fattori e per altre terapie, se servono. Ad ora non fanno ricrescere guide canine e incisive. (ex bruxista).



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