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S.O.S. Burnout

25 gennaio 2011

Il burnout è una «forma di stress interpersonale che comporta il distacco dall’utente» causato dalla continua tensione emotiva provocato dal contatto con persone che portano una richiesta di aiuto. E’ da precisare che la sindrome non colpisce soltanto i soggetti impegnati in specifiche professioni socio-sanitarie, ma viene percepito da tutti coloro che lavorano a stretto contatto con persone per lunghi periodi di tempo. Questa sindrome viene normalmente definita come una esaurimento emotivo, di depersonalizzazione e di ridotta realizzazione personale.

1. L’esaurimento emotivo

cioè la sensazione di essere in continua tensione, emotivamente inariditi dal rapporto con gli altri. Le richieste sono percepite come eccessive rispetto alle risorse disponibili. L’operatore si sente come svuotato delle risorse emotive e personali, e con l’impressione di non avere più nulla da offrire a livello psicologico. L’esaurimento emotivo è, quindi, la sensazione di aver oltrepassato i propri limiti sia fisici sia emotivi

2. La depersonalizzazione

cioè il porre una distanza tra sé e i destinatari del servizio attraverso un atteggiamento burocratico e distaccato, e con comportamenti di rifiuto o palese indifferenza verso l’utente. Questi atteggiamenti costituiscono il tentativo di proteggere se stessi dall’esaurimento e dalla delusione, e hanno come conseguenza una forte sensazione di colpa

3. La ridotta realizzazione personale

cioè la sensazione che nel lavoro a contatto con gli altri la propria competenza e il proprio desiderio di successo stiano venendo meno. L’operatore si percepisce come inadeguato e incompetente sul lavoro e perde la fiducia nelle proprie capacità di realizzare qualcosa di valido.

Per tracciare il profilo del lavoratore che potrebbe subire questo tipo di stress possiamo dire:

Età: Durante i primi anni di carriera professionale, il  soggetto sarebbe maggiormente vulnerabile.

Sesso: Le donne, rispetto agli uomini,risultano più vulnerabili. Ciò è dovuto a vari motivi, come il doppio carico di lavoro (professionale e familiare) a cui sono sottoposte, e l’espletamento di determinate specialità professionali che prolungherebbero il ruolo di donna

Stato Civile: La Sindrome sembra maggiormente presente nelle persone che non hanno un compagno/a stabile. L’esistenza di figli rende queste persone più resistenti alla sindrome.

Turnazione Lavorativa: La turnazione e l’orario lavorativo possono favorire l’insorgenza della sindrome; questo avviene più frequentemente nel  personale infermieristico, soggetto ad un maggior dispendio di energie psicofisiche, rispetto al personale medico.

Sovraccarico Lavorativo: È sicura la relazione tra Burnout e sovraccarico lavorativo nei professionisti assistenziali, in quanto questo fattore produrrebbe una diminuzione, sia qualitativa che quantitativa delle prestazioni offerte da questi lavoratori.

-Ambiente lavorativo:Quando l’ambiente lavorativo non riconosce l’aspetto umano del  lavoro, il rischio di burnout cresce.

COME SI MANIFESTA

E’ da ricordare che questi sintomi si configurano come la «risposta data ad una situazione di lavoro sentita come intollerabile». Se non opportunamente trattate, queste persone cominciano a sviluppare un lento processo di “logoramento” o “decadenza” psicofisica dovuta alla mancanza di energie e di capacità per sostenere e scaricare lo stress accumulato.

Le possibili manifestazioni del burnout possono essere divise in quattro gruppi:

1. Sintomi fisici:

fatica e senso di stanchezza, frequenti mal di testa e disturbi gastrointestinali, raffreddori e influenze, cambiamenti delle abitudini alimentari,insonnia e uso di farmaci.

2. Sintomi psicologici

quali senso di colpa, negativismo, sensazioni di fallimento ed immobilismo, alterazioni dell’umore, irritabilità, scarsa fiducia in sé, scarse empatia e capacità d’ascolto.

3. Reazioni comportamentali

come alta resistenza ad andare al lavoro, assenteismo e ritardi, tendenza ad evitare o rimandare i contatti con gli utenti, ricorso a procedure standardizzate.

LE CONSEGUENZE

Tra le conseguenze della sindrome si descrivono:alterazioni emozionali e comportamentali, psicosomatiche e sociali,perdita dell’efficacia lavorativa ed alterazioni lievi della vita familiare.

Il  modo migliore per prevenire il  burnout è sicuramente puntare sulla promozione dell’impegno nel lavoro. Ciò non consiste semplicemente nel ridurre gli aspetti negativi presenti sul posto di lavoro, ma anche nel tentare di aumentare quelli positivi.

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One comment

  1. Queste problematiche dovrebbero conoscerle i datori di lavoro, che purtroppo se ne fregano e a farne le spese siamo sempre noi poveri lavoratori e soprattutto lavoratrici…



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