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Le “gioie” dell’amicizia

11 febbraio 2011

L’amicizia è tra i più nobili i sentimenti del genere umano, molti lo definiscono come la sublimazione dell’amore, ma uno degli aspetti che contraddistinguono l’amicizia da altri tipi di rapporto è la qualità della comunicazione:  gli amici, nei momenti difficili, diventano  un’ancora di salvezza, nei momenti più leggeri diventano i confidenti e i compagni di risate. Con gli amici possiamo scambiare idee, emozioni, impressioni, racconti e il confronto ci fa crescere.
Ma non sempre, e non tutti, i rapporti di amicizia sono così idilliaci: può  sempre capitare, infatti, che proprio il rapporto con gli amici diventi occasione di fastidio. Succede quando la comunicazione si incanala su binari sbagliati. Ad esempio quando l’”amico” a cui ci siamo legati, approfitta di questo rapporto per rovesciarci addosso i propri problemi, le frustrazioni, un modo sbagliato di relazionarsi. Che fare per limitare tanti grattacapi?

L’amico-vittima
il suo argomento preferito  è costituito da un interminabile elenco di recriminazioni. Ogni cosa che gli accade è sempre la peggiore e più devastante. Questo tipo di amico, in realtà, gioca il ruolo della vittima e vuole che gli altri siano comprensivi. In questo tipo di comunicazione i ruoli sono definiti e non intercambiabili e questo fa male all’amicizia.
La regola: non consoliamolo
E’ inutile consolarlo perché il suo continuo lamentarsi è un modo per non mettersi in discussione.

Il compagnone che non comunica
“Ecco l’amico ideale!”si può pensare al primo approccio: simpatico a tutti, con la battuta pronta, disponibile allo scherzo. Divertente, vero, ma questo è  il suo modo di eludere l’autentica comunicazione. Quando si tratta di fare discorsi più seri si defila. La sua allegria maschera la paura di incontrare il dolore.
La regola: frequentiamolo ma… a piccole dosi
Chiamiamolo solo se siamo di buon umore, in vena di una serata leggera altrimenti… sarà lui a stare alla larga da noi.

Il chiacchierone
Parla, parla, parla: un vero fiume di parole. E parla di tutto, è ferrato in ogni argomento: non conta quello che dice ma il fatto che possa dirlo a qualcuno. Ma parlare non è comunicare: infatti a questo amico le parole servono solo a  riempire il vuoto che nasce dalla distanza con gli altri, un muro che si alza per evitare un silenzio temuto ed evitato.
La regola: lasciamolo solo
Crudeli e senza scrupoli? Forse, ma sottraiamoci alle sue chiacchiere in cui possiamo solo essere spettatori di una comunicazione che va subita e che ci lascia svuotati.

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