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Perchè somatizziamo?

14 febbraio 2011

Il termine emozione nella sua radice etimologica suggerisce l’esperienza del movimento in un senso indefinito (ex – movere), quindi il soggetto emotus, emozionato, è in qualche modo “mosso da”.

L’emozione è comunemente definita come una risposta complessa ad una varietà di stimoli sia interni che esterni, che comprende variazioni neurovegetative e fisiologiche,  espressioni mimico-facciali e posturali, e il sentimento soggettivo che si accompagna a queste variazioni (piacevoli e/o sgradevoli).

Gli stimoli che elicitano risposte emotive, allo stesso tempo, svolgono un ruolo di rinforzo dell’esperienza, sono cioè dei modulatori del comportamento stesso (V. Ruggieri, 1987, 1988, 1997, 2001).

Le emozioni quindi, in quanto prodotti conseguenti alla stimolazione ambientale,  sociale e relazionale, possono influire notevolmente sull’insorgenza di malattie psicosomatiche.

La psicosomatica è quella branca della medicina che pone in relazione il mondo emozionale ed affettivo con il soma, occupandosi nello specifico di rilevare e capire l’influenza che l’emozione esercita sul corpo e le sue affezioni.

Nello specifico, le malattie somatiche si realizzano attraverso una espressione diretta del disagio psichico attraverso il corpo. In queste malattie l’ansia, la sofferenza, le emozioni troppo dolorose per poter essere vissute e sentite, trovano una via di scarico immediata nel soma: il soggetto non è in grado di “mentalizzare” il disagio psicologico e le emozioni non vengono percepite, pur essendo presenti.

Chi somatizza spesso ha difficoltà a far venire alla luce le emozioni, e difficilmente riferisce sentimenti quali rabbia, paura, delusione, scontentezza, insoddisfazione. Tutte le loro capacità difensive tendono a tener lontani contenuti psichici inaccettabili, a costo di “distruggere” il proprio corpo.

In questo senso una persona, incapace di accedere al suo mondo emotivo, potrebbe non percepire rabbia, frustrazione o stress per una difficile condizione lavorativa e neppure immaginare una possibile connessione tra la sua ulcera e le emozioni o i vissuti relativi al suo lavoro.

Poiché le emozioni si esprimono comunque attraverso il corpo, sia con manifestazioni somatiche, e quindi maggiormente evidenti (tipo le espressioni facciali), sia con manifestazioni vegetative, cioè che agiscono sul sistema nervoso autonomo (battito cardiaco, respiro, sudorazione ecc.), emozioni particolarmente negative protratte nel tempo, possono mantenere il sistema nervoso autonomo (sistema simpatico) in uno stato di eccitazione e il corpo in una condizione di emergenza continua, a volte per un tempo più lungo di quello che l’organismo è in grado di sopportare, andando a provocare dei danni.

Inoltre il sistema immunitario sottoposto a forte stress, riduce la sua efficacia difensiva, e quindi rende l’organismo più vulnerabile alle malattie.

In conclusione nella visione olistica della persona una difficoltà di integrazione degli aspetti psico-fisici genera i disturbi psicosomatici.

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One comment

  1. é tutto vero odio la psichiatria



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