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Ma che stress questa pipì!

18 febbraio 2011

Sono tanti i termini usati per definire la Paruresis: sindrome della vescica timida, shy bladder syndrome, urofobia, ma tutti questi nomi indicano sempre la stessa condizione di ansia che una persona  prova quando tenta di urinare in presenza di altre persone. Sicuramente è una sindrome poco conosciuta, probabilmente per la sua natura imbarazzante, ma ne soffre ben 1 americano su 10.

Si tratta di una fobia sociale, un disordine psicologico che blocca il sistema urinario in situazioni facilmente riscontrabili nella quotidianità (come usare un bagno differente dal proprio) ma che sono vissute con stress. La paruresis si presenta con vari gradi di severità, che partono da una difficoltà evidente ed elevata nell’ urinare in luoghi pubblici (o comunque non familiari), a una  impossibilità totale.

Non si tratta dell’esitazione nell’usare un bagno pubblico ma ad un disagio che porta la persona ad una situazione di panico, nervosismo eccessivo, palpitazioni e disorientamento. Non è, quindi, la realtà ad essere fonte di stress, ma la sua personalissima visione che viene distorta da una serie di fattori come ad esempio il fatto stesso di non trovarsi nel proprio bagno, il timore di essere osservati dagli altri, la paura di essere criticati per il fatto stesso di non poter riuscire nell’ atto.

Per il paruretico la minzione è una funzione così personale che la presenza degli altri diventa una “minaccia”, il desiderio di privacy è così alto che  il semplice timore di essere visti urinare impedisce l’ atto medesimo. E’ facile immaginare come un paruretico possa tentare di mettere in atto rimedi fai-da-te: urinare il più possibile a casa e sempre prima di uscire, diminuire la quantità di liquidi assunti in giornata,  diminuire il numero di ore da dedicare ad attività sociali (ad esempio rifiutando inviti a lungo termine).  E’ facile, a questo punto, passare dal sorriso per questo buffo disagio ad immaginare quanti e quali difficoltà possa incontrare una parutetico e quanto la qualità della sua vita possa venir ridotta da questa sindrome. Il paruretico è limitato sia socialmente che nel vissuto personale di benessere tanto che, nei casi più gravi, c’è chi arriva a considerare ed attuare soluzioni radicali come l’autocateterizzazione per tentare di gestire questa fobia. Una delle psicoterapie attualmente più usate per superare il disagio è quello della desensibilizzazione in vivo.
Si svolge usando un “pee buddy”, un “compagno di pipì” (!) che progressivamente si avvicinerà alla persona man a mano che diventerà più semplice, per lei, urinare sapendo della presenza dell’altro. Logicamente si tratta di una terapia che richiede molto tempo.

Sono nati, a sostegno delle persone che soffrono di paruresis, delle associazioni (la Comunità Italiana Paruretici e l’International Paruretic Association) che forniscono molte informazioni utili a chi pensa di soffrire di questo “disturbo”.

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