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Ortoressia: la mania del mangiar sano

18 febbraio 2011

La crescente attenzione rivolta all’importanza di alimentarsi in modo sano per favorire la salute e migliorare la qualità della vita, porta sempre più spesso a scegliere diete che possono diventare delle vere e proprie ossessioni. Ma il problema non è solo incentrato sulla quantità dei cibi assunti, talvolta l’attenzione viene posta anche sulla qualità degli alimenti, come accade nelle persone che mostrano i sintomi di quella che viene definita “ortoressia”, una vera e propria ossessione di perseguire “il mangiar sano”. L’ortoressia deriva dal greco, ed è formata dalle parole orthos -corretto- e orexis -appetito, ed é una forma di attenzione abnorme alle regole alimentari, alla scelta del cibo e alle sue caratteristiche. Questa problematica fu descritta per la prima volta intorno alla metà degli anni ‘90 dal dietologo americano Steven Bratman, che per primo ne mostrò i sintomi, al punto di arrivare a vivere per alcuni anni in una sorta di comunità dove si sceglievano abitudini vegetariane alternate anche a digiuni.

Fu proprio Bratman che mise a punto un questionario allo scopo di identificare questa psicopatologia. Questa può iniziare con una paura, a volte maniacale, di ingrassare o di non essere in perfetta salute, e conduce, di norma, ad una vera e propria forma di ipocondria, che porta i soggetti ad essere angosciati da fobie di malattie e di contaminazione, o ancora, assillati dal desiderio di avere un corpo forte e resistente agli attacchi infettivi o al trascorrere del tempo. L’ortoressia si sviluppa facilmente su un terreno culturale “semplice”, in cui diviene facile accettare poche teorie largamente comprensibili, che si imperniano sul principio-chiave che “tutta la salute dipende dal cibo”. Questo tipo di problema si riscontra maggiormente nei paesi industrializzati, infatti è fortemente influenzato dai messaggi lanciati dai mass media relativi a diversi allarmi alimentari: la carne contaminata dal “morbo di mucca pazza”, polli o uova di animali che hanno contratto “l’influenza aviaria”, o ancora di consumare vegetali esposti a radiazioni. L’ortoressia è diversa da una moderata ricerca di cibi sani. Essa non è solo una forma di “integralismo alimentare” che può riguardare uno o più aspetti dell’alimentazione e può portare al rifiuto di cibi considerati, per qualche ragione, possibili agenti “tossici”. Si può parlare piuttosto di ortoressia quando le scelte alimentari compromettono il benessere fisico, la vita sociale o l’equilibrio psicologico. Dal punto di vista fisico, le conseguenze dell’ortoressia possono essere svariate, e dipendono dal tipo di dieta che si segue, dalle restrizioni specifiche e dalle conseguenti carenze che si determinano, che purtroppo però spesso diventano evidenti solo dopo molto tempo: squilibri elettrolitici, avitaminosi, osteoporosi, atrofie muscolari e altro.  Spesso questi soggetti hanno bisogno di lunghi periodi di correzione alimentare per il recupero, talvolta interventi persino di ospedalizzazione e altre volte sono soggetti a condizioni irreversibili. Dal punto di vista sociale, una persona gravemente ossessionata dal cibo sano spesso finisce per isolarsi da chi non condivide le stesse abitudini, perché spesso i momenti di socialità sono basati sulla condivisione di cibo, per esempio un semplice aperitivo o una pausa caffé, durante i quali gli ortoressici si limitano a consumare quasi esclusivamente acqua. Altrettanto spesso capita che questo disturbo porti a disprezzare chi non mangia sano e a trovarlo poco affine o persino poco intelligente, guidati da una sorta di “complesso di superiorità” che riduce gradualmente il numero delle persone ritenute degne di essere frequentate. L’idea di purezza interiore che può raggiungere un ortoressico è paragonabile, infatti, all’idea di chi pratica meditazioni e percorsi spirituali profondi.
Le chiusure sociali inoltre spesso sono una “strategia di difesa”, più o meno consapevole, che mira a proteggere dalle tentazioni di cui sono ricche le occasioni sociali. Dal punto di vista psicologico il soggetto ortoressico ricade ripetutamente in una sorta di circolo vizioso nel quale, a fronte di una forte insoddisfazione personale, cerca di ristabilire il proprio ordine e la propria autostima, inseguendo e attuando regole eccessivamente rigide, che, se trasgredite, comportano un senso di colpa molto forte che porta di riflesso ad inasprire ulteriormente le regole stesse (soprattutto in ambito alimentare), trovando un’apparente realizzazione proprio in quegli aspetti della vita dove le regole vedono il loro maggiore sviluppo (regime alimentare, lavoro, business, competizioni, studio), e tralasciando quasi totalmente la propria sfera privata, personale e affettiva. Così, mentre ogni “strappo” alla dieta provoca sensi di colpa e persino somatizzazioni di disturbi fisici (indigestioni, nausea, vomito, ecc.), il consumo di cibi sani produce un senso di benessere, collegato soprattutto ad una calma e ad un senso di controllo sulla propria vita. Il paradosso che si genera è che le rigide regole alimentari da cui il soggetto dipende l’idea di garantire il proprio benessere, lo “controllano” attraverso “l’illusione di controllare” la propria salute.
Eventuali “peccati di gola” possono generare un tale malessere interiore da far ricercare rapidi metodi di evacuazione delle “pericolose tossine” ingerite, attraverso l’adozione di condotte di astinenza totale oppure di comportamenti di eliminazione simili a quelli osservate nei bulimici o anoressici (es. auto-generazione del vomito o dell’evacuazione).
Una persona ortoressica diventa talmente ossessionata, al punto che molte ore vengono abitualmente spese in attività connesse alla ricerca di un’alimentazione sana: ci si documenta sui cibi, alle volte si coltivano in prima persona verdure e ortaggi freschi, si pianificano e si realizzano ricette seguendo particolari procedure di cottura volte a non intaccare contenuti nutrizionali. Spesso l’ortoressia nasce da un più esteso desiderio di salute ad ampio raggio, che può associarsi perciò anche ad altre forme maniacali come l’ossessione per l’esercizio fisico, quella per la pulizia, quella per massaggi e cure estetiche e spesso anche alla fobia dei farmaci. Da quanto sopra esposto, risulta evidente che l’ortoressia ha tratti comuni al cosiddetto Disturbo Ossessivo-Compulsivo, di cui viene considerata una tipologia specifica. Infatti anche l’ortoressia presenta problematiche di forte ansia con preoccupazioni eccessive, involontarie e non controllabili definite “ossessioni” e conseguenti comportamenti ripetuti e altrettanto ingovernabili, chiamati “compulsioni”, che mirano a ridurre l’angoscia. Nell’ortoressia l’ossessione ha per oggetto la dieta e la compulsione è la dieta stessa.
I comportamenti alimentari diventano coatti e rituali, come seguendo delle prescrizioni che illudono di far guadagnare la salute eterna.

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One comment

  1. Una bella malattia inventata di sana pianta da persone pagate profumatamente dalle industrie chimico-alimentari che distruggono il pianeta.



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