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Il caso di uno studente universitario milanese. In ospedale, ma solo con il suo computer.

21 febbraio 2011

Si è presentato all’ospedale, accompagnato da un’ambulanza, un giovane ventiseienne senza ferite o traumi apparenti, ma con un computer portatile sotto il braccio. Un computer che, per mesi e mesi, era stato il suo unico compagno, facendolo diventare una sorta di  “hikikomori”, secondo il termine coniato dal Tamaki Saito, direttore del Sofukai Sasaki Hospital di Funabashi, una città dell’area di Tokio, termine che in giapponese significa”ritiro sociale” e, nel linguaggio della psichiatria, indica i giovani che si isolano volontariamente dal mondo reale per i più vari motivi. In Giappone questi giovani lo attuano principalmente per la fobia sociale e scolastica, e finiscono per vivere in un universo artificiale fatto di fumetti, di videogames e di navigazione virtuale, anche se il vero hikikomori orientale non sviluppa dipendenza nei confronti di Internet.

Il nostro giovane, viene ricoverato al Dipartimento di salute mentale dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano. «Un ventiseienne, studente universitario, quasi alla fine degli studi, ma con grandi difficoltà a sostenere gli esami, nonostante l’aiuto di insegnanti privati — racconta Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento — Un ragazzo con una personalità dipendente, introverso, timido, anche se dotato di un certo senso dell’umorismo, con pochi rapporti interpersonali e tendente all’isolamento. Senza una ragazza». «Il paziente milanese — continua il Dott. Mencacci — si è lasciato sempre più catturare dalla rete fino ad abbandonare le lezioni all’università, a invertire il ritmo sonno-veglia e a uscire dalla sua stanza solo di notte per aprire il frigorifero e mangiare quello che gli capita sotto mano. Non trascura, però, il suo aspetto fisico, non è trasandato nonostante i suoi contatti con la realtà si limitino a qualche telefonata agli amici».

Questo comportamento descrive in pieno quella che gli americani definiscono “Internet addiction disorder”, sindrome da dipendenza da Internet, che è una forma di dipendenza che produce più o meno gli stessi effetti di quella da droghe, anche se in questo caso manca la sostanza psicotropa. Chi soffre di questo disturbo, sente il bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore in rete, riduce l’interesse per altre attività che non siano la navigazione virtuale, non riesce a interrompere o tenere sotto controllo l’uso del computer.

«Il ragazzo trascorre più di un anno in questa condizione di isolamento — aggiunge il Dott. Mencacci —. Passa il suo tempo navigando in Internet alla scoperta di mondi virtuali. Con un cervello ben vigile, certo, con la possibilità di interazioni sensoriali con gli altri, ma solo attraverso vista e udito. Manca completamente, in questi suoi rapporti, l’aspetto emotivo-istintivo».

I genitori del ragazzo si preoccupano e decidono di intervenire drasticamente, pensando alla possibilità di un ricovero e di una cura “disintossicante”.  Oggi, con l’aiuto dei farmaci e di una psicoterapia, è riuscito, in parte, a liberarsi dalla sua schiavitù.

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One comment

  1. spero di non fare la stessa fine…



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