Archive for marzo 2011

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Sesso precoce: prima volta a 12 anni

31 marzo 2011

Appello ad attuazione dei programmi educazione sessuale a scuola

L’età della prima volta? Adesso si attesta tra gli 11 e i 12 anni. A lanciare l’allarme è un medico endocrinologo dell’Università di Roma, Andrea Lenzi che, da una parte denuncia l’ignoranza degli adolescenti in materia di prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili, per non parlare delle gravidanze indesiderate; e dall’altra invita i pediatri a monitorare i ragazzini per prevenire anche la trasmissione di virus come il papilloma virus umano (hpv).
I ragazzi sembrerebbero raggiungere la maturità sessuale sempre più precocemente e l’età media dei primi rapporti sessuali, sostanzialmente rapporti occasionali e non protetti, ha già raggiunto il limite degli 11 anni e potrebbe scendere ancora, complice l’eccessivo bombardamento di stimoli alla precocità del mondo occidentale.
Secondo l’endocrinologo è importante che la Scuola risponda alla situazione con programmi di educazione sessuale adeguati, per contribuire a far nascere nei giovanissimi il senso della responsabilità e della consapevolezza di tutto ciò che potrebbe derivare dall’ atto sessuale. Un appello quindi è rivolto anche al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini: ”E’ a scuola che si fa la prima prevenzione, per questo – ha concluso Lenzi – è fondamentale attuare programmi di educazione sessuale”.

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Tale madre tale figlia

28 marzo 2011

Le dive esibiscono i loro figli vestiti come piccoli adulti e dai modi perfetti, comprando loro accessori di moda, ed esibendoli come piccoli trofei. Ma questo comportamento non è di esclusivo appannaggio dei vip, purtroppo anche nella vita reale vediamo delle mamme con accanto dei piccoli “replicanti”, delle fotocopie in piccolo.

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E’ tornata l’ora legale

28 marzo 2011

E’ tornata l’ora legale ed in cambio di un’ora di sonno ‘rubata’ ci verrà regalata un’ora di luce in più. Bisogna risalire al Settecento per individuarne l’origine della convenzione dell’ora legale: Benjamin Franklin, per ottenere risparmi energetici, ipotizzò un’ orario diverso che ‘inseguisse’ la luce del sole. In Italia l’ora legale divenne definitiva nel 1966, in concomitanza con la crisi energetica.

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Opinioni di destra e di sinistra

25 marzo 2011

Non parliamo di politica ma di quello che, fino a qualche anno fa, era una macchia da nascondere, una diversità da annullare, qualcosa che fondeva il magico ed il demoniaco. Scrivere con la mano del demonio era un vizio da sradicare e corretto ad ogni costo. Così è iniziato il calvario di tanti piccoli mancini. Le cose, con il tempo, sono molto cambiate ed oggi, nonostante ci siano ancora alcune sacche di resistenza tra genitori ed insegnanti, sappiamo che l’essere mancini non è una deformazione, ma rappresenta la manifestazione di una prevalenza funzionale di una parte del cervello sull’altra: la destra sulla sinistra.
Gli studiosi del Max Planck Institute e l’Università della Pennsylvania sono andati oltre (d’altronde è proprio negli States che esiste uno dei più alti numeri di mancini) e si sono chiesti se esistono altri aspetti che caratterizzano i mancini, oltre il fatto di utilizzare la mano sinistra. I mancini, proprio in virtù del differente uso del cervello, presentano differenze intellettive o comportamentali? Sono stati selezionati alcuni volontari, mancini e destrimani, ai quali è stato chiesto di scegliere prodotti da acquistare, di selezionare personale da assumere per un lavoro e di indicare soggetti che ritenevano più intelligenti di altri. I risultati danno molti spunti di riflessione: è stato infatti osservato che i mancini tendevano a privilegiare persone o oggetti posti alla loro sinistra, i destrimani invece, tutto ciò che si trovava alla loro destra. I ricercatori, poi, hanno fatto indossare ai volontari un guanto da sci per produrre un cambiamento dell’arto utilizzato con prevalenza. Ha stupito molto lo scoprire che anche i giudizi, i pensieri e le valutazioni, l’intero modo di pensare delle persone cambiavano radicalmente.
Non solo: anche sulla scelta morale più antica, e radicale, quella tra bene e male, sembra abbia avuto influenza la predominanza nell’utilizzo di una parte del corpo. “Le persone di solito pensano che i loro giudizi sono razionali e i loro concetti sono stabili. Ma basta indossare un guanto per alcuni minuti, per invertire i giudizi abituali su ciò che ognuno ritiene giusto o sbagliato. Forse la mente è più malleabile di quanto pensassimo” afferma il dott. Casasanto, uno degli autori della ricerca. E’ dunque sufficiente modificare il lato del corpo con cui maggiormente ci rapportiamo al mondo per variare anche il nostro punto di vista, i nostri schemi mentali, le nostre convinzioni? Anche ciò che è più radicato in noi è così relativo? Non più assoluti ideologici, dunque, prese di posizione esistenziali, ma valutazioni orientate dall’uso della destra o della sinistra?
Non resta che provare ad indossare un guanto… e vedere cosa accade.

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Cuore, sesso, amore

25 marzo 2011

E’ stato duro convincervi, lo so, ma ora tutti sanno che il sesso fa bene: migliora il tono dell’umore, pelle è più luminosa, l’aspetto più rilassato, il sistema immunitario tocca il suo apice, il  metabolismo si accelera, sempre per non parlare di quanto fa bene all’autostima. Basta guardare una persona che ha una felice vita sessuale per capire che sta bene. Ma se questo non vi basta ecco la conferma scientifica: una ricerca del Tufts Medical Center di Boston afferma che chi fa poco sesso e si improvvisa poi grande amatore per una notte rischia un infarto quasi 3 volte di più rispetto a chi ha una vita sessuale regolarmente attiva. Insomma: chi lo pratica poco ha maggiore rischio di infarto. Perché? Semplice, perché non è abituato agli sforzi fisici. Lo stesso si potrebbe dire, ovviamente, anche per coloro che vivono una vita sedentaria, non praticano attività fisica e si sottopongono improvvisamente ad uno sforzo: in questi casi la possibilità d’infarto aumenta di ben 3 volte e mezzo. Per chi fa tanto sport, o tanto sesso, il rischio si abbassa notevolmente: solo uno su un milione. E per ogni momento in più dedicato all’attività fisica, la possibilità di essere vittime di un attacco cardiaco si abbassa del 45% e del 30% il rischio di morte.
A rischiare di più sono quindi quelle persone che si dedicano poco al piacere sessuale con il proprio partner e, soprattutto, gli adulteri perché il tradimento non fa male solo alla coppia, ma anche al cuore! Già nel 2002 una ricerca aveva evidenziato che il 75% dei casi di morte improvvisa durante l’attività sessuale riguardava persone coinvolte in una scappatella. I più maliziosi penseranno che il sesso sfrenato può sicuramente essere annoverato tra le cause di infarto, in realtà lo stress cardiaco che subiscono gli adulteri è molto più legato alla paura di essere sorpresi dal proprio partner, che a maratone sotto le lenzuola.

Quindi un consiglio vale per tutti oramai da tanti anni: far bene l’amore fa bene all’amore.

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La fatica del bikini

24 marzo 2011

La primavera è arrivata (speriamo!) e iniziano a delinearsi, nell’immaginario, i piaceri dell’estate: finalmente basta con i cappotti, gli stivali e via libera a vestiti leggeri ed al costume … costume? Chi potrà superare la prova bikini? Ed ecco che l’incubo della linea da ritrovare diventa la realtà di molti italiani . Tutto ad un tratto aumentano le iscrizioni in palestra alla ricerca di un fisico perfetto e si da il via alla stagione delle diete.

A questo punto uno scatto d’ira non è più solamente imputabile ad un carattere stizzoso: probabilmente parte della colpa è della dieta. Diversi esperimenti condotti dalla Northwestern University di Chicago e dall’University of California di San Diego, i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Consumer Research, mettono in luce come la dieta rende le persone più stressate e irritabili., “la ricerca ha dimostrato che esercitare l’autocontrollo aumenta la probabilità che le persone diventino aggressive verso gli altri” spiegano gli autori dello studio “e che in particolare essere a dieta rende le persone irritabili”.

I ricercatori hanno dimostrato che le persone che preferivano una mela a una barretta di cioccolato come snack spezza-fame preferivano, al momento della scelta di un film da guardare, pellicole più violente. In un altro esperimento i soggetti che avevano scelto un buono da spendere in un supermercato invece che in un centro benessere mostravano più affinità con le immagini di volti arrabbiati, piuttosto che timorosi. Nell’ultimo test, infine, è emerso che le persone che erano a dieta si trovavano più d’accordo con messaggi politici aggressivi rispetto a messaggi più pacati. Con questa ricercasi è dimostrato che esercitare l’autocontrollo può condurre a comportamenti aggressivi, anche quando tali comportamenti sono impercettibili”. Detto questo: vale la pena rincorrere un fisico perfetto quanto a rimetterci è la qualità della vita?

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Ancora HIV

24 marzo 2011

Si torna a parlare del virus HIV, questa volta per averne buone notizie. Le persone contagiate sono diminuite da 40 a 33,2 milioni.

Ma come mai un virus che poteva facilmente essere eliminato attraverso un atto preventivo continua a far parlare di sé a 30 anni dalla sua comparsa?

Qualche anno fa si sottoposero 1200 maschi in età compresa tra i 18 ed i 25 anni (quindi quelli nella fascia di età maggiormente a rischio) ad una batteria di test con lo scopo di individuare quelle che fossero le caratteristiche emotive, cognitive e motivazionali nei comportamenti a rischio di contrarre l’ infezione da HIV. Il campione prescelto aveva differente provenienza sia socio-economico che geografico-culturale  in modo tale da poter essere rappresentativa della popolazione italiana.

I dati ottenuti hanno messo in evidenza la presenza di alcuni elementi  che accomunavano le persone che avevano dichiarato di avere avuto comportamenti sessuali rischiosi rispetto la possibilità di contrarre il virus HIV come il non usare il preservativo durante rapporti sessuali occasionali. Tra queste persone sono risultati elevati i punteggi in caratteristiche come l’Arroganza (in cui possiamo includere anche il fattore aggressione) e la Distanza dai genitori (ovvero una distanza emotiva dalla famiglia ed una tipologia di relazione che viene definita come insoddisfacente). A questi elementi si associa un minor  livello Culturale ed una minore capacità di Mentalizzazione (in cui includiamo anche la difficoltà ad entrare in contatto con le proprie sensazioni e il senso di padronanza degli eventi).  Degna di particolare attenzione è il dato emerso rispetto la Percezione del rischio: i soggetti che avevano avuto rapporti sessuali promiscui senza protezione hanno ottenuto alti punteggi nell’area della percezione del rischio mettendo in luce come la maggiore coscienza del pericolo non è motivo sufficiente a mettere in atto comportamenti preventivi di autoconservazione. La consapevolezza del rischio, infatti, non viene associata ad un’adeguata risposta emotiva (come potrebbe essere la paura), in modo tale che non vengono messi in atto i comportamenti preventivi.

Sono stati anche elaborati i processi di pensiero che avevano indotto i soggetti a rischio ad intraprendere il rapporto sessuale non protetto. Da questa analisi è emerso come le giustificazioni che venivano date erano:

-la fiducia nella propria capacità di giudicare la salute del partner dal suo aspetto,

-contrasto di un vissuto depressivo,

-disgusto per l’uso del preservativo,

-fiducia nella non promiscuità dell’altro.

Questi dati suggeriscono come sia possibile, attraverso la costruzione di un “pensiero irrazionale”, dare senso logico che giustifichi le proprie scelte comportamentali azzardate.

Al fine di promuovere il cambiamento dei comportamenti errati, che avrebbero potuto bloccare la diffusione di questo virus, è necessario conoscere i fattori che facilitano o ostacolano il comportamento rischioso. Per esempio aumentando i livelli culturali e di mentalizzazione della popolazione e controllando le caratteristiche di Arroganza e difesa percettiva, è possibile immaginare una variazione significativa nei comportamenti di quelle persone che definiamo “a rischio”.

Ricordiamo che queste persone tendono a negare la paura e che, quindi, una campagna d’informazione che si basa sul timore, difficilmente farà presa sulle persone che sono in pericolo.

 

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