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Ancora HIV

24 marzo 2011

Si torna a parlare del virus HIV, questa volta per averne buone notizie. Le persone contagiate sono diminuite da 40 a 33,2 milioni.

Ma come mai un virus che poteva facilmente essere eliminato attraverso un atto preventivo continua a far parlare di sé a 30 anni dalla sua comparsa?

Qualche anno fa si sottoposero 1200 maschi in età compresa tra i 18 ed i 25 anni (quindi quelli nella fascia di età maggiormente a rischio) ad una batteria di test con lo scopo di individuare quelle che fossero le caratteristiche emotive, cognitive e motivazionali nei comportamenti a rischio di contrarre l’ infezione da HIV. Il campione prescelto aveva differente provenienza sia socio-economico che geografico-culturale  in modo tale da poter essere rappresentativa della popolazione italiana.

I dati ottenuti hanno messo in evidenza la presenza di alcuni elementi  che accomunavano le persone che avevano dichiarato di avere avuto comportamenti sessuali rischiosi rispetto la possibilità di contrarre il virus HIV come il non usare il preservativo durante rapporti sessuali occasionali. Tra queste persone sono risultati elevati i punteggi in caratteristiche come l’Arroganza (in cui possiamo includere anche il fattore aggressione) e la Distanza dai genitori (ovvero una distanza emotiva dalla famiglia ed una tipologia di relazione che viene definita come insoddisfacente). A questi elementi si associa un minor  livello Culturale ed una minore capacità di Mentalizzazione (in cui includiamo anche la difficoltà ad entrare in contatto con le proprie sensazioni e il senso di padronanza degli eventi).  Degna di particolare attenzione è il dato emerso rispetto la Percezione del rischio: i soggetti che avevano avuto rapporti sessuali promiscui senza protezione hanno ottenuto alti punteggi nell’area della percezione del rischio mettendo in luce come la maggiore coscienza del pericolo non è motivo sufficiente a mettere in atto comportamenti preventivi di autoconservazione. La consapevolezza del rischio, infatti, non viene associata ad un’adeguata risposta emotiva (come potrebbe essere la paura), in modo tale che non vengono messi in atto i comportamenti preventivi.

Sono stati anche elaborati i processi di pensiero che avevano indotto i soggetti a rischio ad intraprendere il rapporto sessuale non protetto. Da questa analisi è emerso come le giustificazioni che venivano date erano:

-la fiducia nella propria capacità di giudicare la salute del partner dal suo aspetto,

-contrasto di un vissuto depressivo,

-disgusto per l’uso del preservativo,

-fiducia nella non promiscuità dell’altro.

Questi dati suggeriscono come sia possibile, attraverso la costruzione di un “pensiero irrazionale”, dare senso logico che giustifichi le proprie scelte comportamentali azzardate.

Al fine di promuovere il cambiamento dei comportamenti errati, che avrebbero potuto bloccare la diffusione di questo virus, è necessario conoscere i fattori che facilitano o ostacolano il comportamento rischioso. Per esempio aumentando i livelli culturali e di mentalizzazione della popolazione e controllando le caratteristiche di Arroganza e difesa percettiva, è possibile immaginare una variazione significativa nei comportamenti di quelle persone che definiamo “a rischio”.

Ricordiamo che queste persone tendono a negare la paura e che, quindi, una campagna d’informazione che si basa sul timore, difficilmente farà presa sulle persone che sono in pericolo.

 

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