h1

Una scena già vista: il fenomeno del deja vù

27 luglio 2011

Immaginiamo che, in questo momento, mentre stiamo leggendo, ci capiti la sensazione chiara, netta, precisa, di aver già vissuto questo momento. La domanda che ci poniamo di solito, quando viviamo questo genere di esperienze, è se la scena si è sognata precedentemente. Così si passa ad analizzare la situazione per capire se è simile in qualcosa ad un altro momento; ma poi, mentre la scena svanisce, lasciandoci perplessi, si finisce col rendersi conto che tutti i dettagli della scena sono riconducibili ad un unico preciso momento che si ha la sensazione di aver già vissuto. Avvertiamo con consapevolezza che la nostra percezione non corrisponde ad alcun ricordo effettivo.

Questa situazione è riconducibile al fenomeno del “deja vù” ( già visto), conosciuto sin dai tempi antichi. Per molti anni il mondo delle neuroscienze, della psicologia e della psichiatria ha cercato di indagare e spiegare tale fenomeno e periodicamente sono state prodotte varie teorie e spiegazioni.

Il dejà-vu è un mistero di cui in molti facciamo esperienza nella vita, ma questa esperienza non si presenta solo sotto forma di “già visto”, (tanto che infatti sembrerebbe essere presente anche in persone non vedenti), ma anche come un “già esperito”: si tocca un oggetto, si avverte un suono o una frase, si gusta un sapore o si percepisce un odore e si ha l’impressione che ciò sia già avvenuto. Alan Brown, psicologo della Southern Methodist University (Dallas) e autore del libro The Déjà-vu Experience (Psycologie Press) riferisce che il fenomeno non si manifesta nei bambini, perché occorre un certo sviluppo a livello cerebrale; infatti comincia ad apparire negli adolescenti e negli adulti, soprattutto quando sono stanchi e stressati. Da un sondaggio sul fenomeno del déjà vu, realizzato in Italia risulta che: il 92% delle persone sostengono di aver avuto un’esperienza del genere, ma non a tutti ha fatto piacere. Per il 67% del campione sono i luoghi fisici a stimolare l’insorgere del déjà vu. Per il 58% l’elemento scatenante è determinato da una sensazione o un insieme di circostanze. Il 68% delle persone considera il déjà vu un fenomeno paranormale, legato a ricordi di vite passate. Per il resto degli intervistati è invece soltanto un trabocchetto della memoria.

Altra importante caratteristica dell’esperienza del déjà vu è data un forte senso di familiarità e da un senso di stranezza e misteriosità. Il 43% degli intervistati ha dichiarato di aver provato una sensazione di piacere; mentre il 41% ne è rimasto turbato.

Una delle prime spiegazioni scientifiche di questo affascinante fenomeno risale al 1844, quando il medico inglese Arthur Ladbroke Wigan avanzò l’ipotesi per cui il cervello, avendo natura simmetrica, al pari di altri organi doppi, quali i polmoni o i reni, può talvolta far pervenire gli stessi stimoli in forma sfasata a causa della mancata sincronizzazione degli emisferi cerebrali, uno dei quali percepirebbe inconsciamente la scena prima dell’altro, così che il secondo la considererebbe quale ricordo della percezione in atto. Da allora molte sono le ipotesi fatte, fino ad arrivare ai giorni nostri, ad un recentissimo studio diretto dal Nobel per la Medicina (nel 1987) Susumu Tonegawa (del Massachusetts Institute of Technology a Boston e pubblicato sulla rivista Science), i cui risultati sembrano suggerire che alla base del dejà-vù ci sia un meccanismo mnemonico precisamente predisposto a farci distinguere luoghi e situazioni simili ma non identiche tra loro; in una zona del cervello, situata in una regione dell’ippocampo, si crea quasi una sorta di «stampa fotografica» di ogni luogo visitato, utile per riconoscere al volo differenze tra luoghi simili e sapere subito dove ci troviamo. Viene ipotizzato che se questo meccanismo per distinguere luoghi simili «entra in confusione», si avverte la sensazione di essere già stati in un luogo in realtà per noi nuovo. Il meccanismo neuronale addetto alla memoria agisce «riconoscendo rapidamente e amplificando le differenze, anche piccole, che rendono ciascun luogo unico».
I risultati della ricerca sembrano essere molto interessanti non solo perché possono permettere di spiegare il fenomeno del “deja vù”, ma soprattutto perchè sembrano offrire nuovi ed interessanti spunti sulla memoria episodica e potrebbero servire a mettere a punto terapie mirate per chi ha problemi di apprendimento o disordini comportamentali oltre che per quegli anziani che vanno incontro a confusione, disorientamento e demenza senile.

Annunci

One comment

  1. Io sono entrato in una stanza mai vista prima , eppure sapevo cosa cercare e dove cercare , mi devo preoccupare??



Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...