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L’acqua e le sue paure

4 novembre 2011

Le persone in genere nutrono  un grande amore per l’acqua: ne apprezzano  il piacevole contatto, la sensazione di contenimento, la fusione con essa. Ma non ci sono solo sensazioni positive: si può anche sentire l’acqua come un vuoto, una dispersione di se stessi, un elemento inaffidabile.

Quando  ci immergiamo, immediatamente cambiano  le condizioni fisiche a cui siamo sottoposti: cambia la forza di gravità che grava sul tono dei muscoli posturali, diminuisce la possibilità di prendere ossigeno attraverso il respiro, il sistema cardio-vascolare si modifica. Per cui, ogni volta che ci immergiamo, in pochi secondi dobbiamo adattare anche i nostri processi percettivi coscienti ad un ambiente diverso da quello solito sulla terraferma. Eppure passiamo i primi 9 mesi della nostra esistenza in acqua: quando questo elemento così intimo e primordiale è diventato un estraneo?

L’uomo occidentale si è allontanato dall’acqua quando, con la fine dell’impero romano, tutte le strutture architettoniche ad uso sociale (terme, piscine esterne per raccogliere l’acqua, acquedotti, …) sono state abbandonate e sono andate in rovina. La mancanza di igiene pubblica, associata all’incipiente irrigidimento dei costumi che vedevano nella nudità associata all’acqua un crogiolo di peccato, ha in breve tempo allontanato le persone dall’acqua. Saper nuotare divenne a poco a poco un affare per pochi da portare nelle fiere medioevali come uno spettacolo. Bisogna aspettare l’inizio del ‘700 per vedere la prima pubblicazione sul nuoto in Inghilterra, sede anche della prima scuola per imparare a nuotare. Il metodo: portare gli allievi al largo e spingerli in acqua, insomma un ottimo sistema per indurre la paura.

All’acqua come sorgente e veicolo di vita, mezzo di purificazione e centro di rigenerazione, si contrappone l’acqua come fonte di paura. Una paura di cui si fa un’esperienza concreta nell’acqua stessa: paura della sopravvivenza, paura di esporsi, paura del fallimento, paura di perdere il controllo. Ma se ci relazioniamo con la paura portandola allo scoperto ed esplorandola può diventare una forza.

Sarà possibile recuperare sicurezza e tranquillità, per godere a pieno di sensazioni e spazi che, fin’ora, erano fonte di stress?

Per fortuna c’è sempre un rimedio, imparando a gestire la respirazione, il galleggiamento, a sentire e riconoscere le tensioni muscolari che ostacolano il buon contatto con l’acqua, per riappropriarsi di un ambiente apportatore di benessere.

Per maggiori informazioni scarica il nostro volantino: Progetto Acqua

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