Archive for febbraio 2012

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Cos’è la poesia

24 febbraio 2012

Si spacca la brocca d’acqua

(Stanotte ha gelato)

Mi desta.

Bashô

 “Cos’è la poesia?” domandò il monaco.

“È un mistero ineffabile,” rispose Yuko.

Un mattino, il rumore della brocca dell’acqua che si spacca fa germogliare nella testa una goccia di poesia, risveglia l’animo e gli conferisce la sua bellezza. È il momento di dire l’indicibile. È il momento di viaggiare senza muoversi. È il momento di diventare poeti.

Non abbellire niente. Non parlare. Guardare e scrivere. Con poche parole. Diciassette sillabe. Un haiku.

Un mattino, ci si sveglia. È il momento di ritirarsi dal mondo, per meglio sbalordirsene.

Un mattino, si prende il tempo per guardarsi vivere.

(Maxence Fermine “Neve”)

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IL TATUAGGIO: UN URLO SILENZIOSO

22 febbraio 2012

Il tatuaggio, in questi ultimi tempi, è diventato sempre più motivo di interesse, ad esso si accompagnano sensazioni di fascino e stupore. In alcuni casi, soprattutto in passato, il tatuaggio aveva una valenza negativa, suscitando perplessità, clamore e giudizi negativi. Effettivamente il tatuaggio non passa mai inosservato, anzi alle volte sembra “gridare” al mondo intero. A livello psicologico il tatuaggio entra in modo incisivo sulla definizione della propria identità, riguardando sia la sfera fisica, modificando in qualche modo l’apparenza corporea, sia la sfera psichica, suggerendo pensieri, emozioni, illusioni ecc.

L’antropologa Alessandra Castellani dice: ”Il tatuaggio delimita un territorio. È uno spartiacque, scavato sul corpo, nei confronti di chi non è tatuato”.

Non è un caso che ad essere particolarmente attratti dai tatuaggi siano gli adolescenti, impegnati nello sforzo di definire se stessi. E allora è fondamentale riuscire a capire l’uso che si fa della tatuazione, andando ad indagare la presenza di un soddisfacente equilibrio tra il corpo reale e quello idealizzato, tra ciò che si vorrebbe esprimere e ciò che di fatto si comunica, tra come si è e come ci si rappresenta, e tra come ci si sente oggi e come ci si potrà sentire in futuro. Esistono alcune caratteristiche del tatuaggio che devono essere tenute presenti. Innanzi tutto la pervasività della tatuazione.  Nel caso in cui l’estensione del singolo tatuaggio interessa ampie parti del corpo, si potrebbe ipotizzare una forma di mascheramento, una metaforica negazione del proprio corpo originario. O anche nei casi in cui una moltitudine di tatuaggi che, saturando tutti gli spazi disponibili, mettono in secondo piano il corpo, rispetto a ciò che vi è tatuato sopra. In questi casi si rischia il configurarsi di una negazione o di un rifiuto del proprio corpo.

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CON LA PUNTA DELLA LINGUA

22 febbraio 2012

…..Definire un sapore è difficile quasi quanto descrivere un odore. Entrambi sono spiriti dotati di vita propria che appaiono senza essere stati invocati per aprire una finestra  nella memoria e portarci attraverso il tempo a un episodio dimenticato. Altre volte li invochiamo con ansia cercando un effetto erotico dal passato e loro invece ci mettono di fronte alla nostra nuda innocenza. Siamo onnivori, possiamo mangiare qualsiasi cosa, amiamo la variteà e passiamo la vita a sperimentare diversi sapori, quasi tutti acquisiti, perché nell’infanzia tolleriamo solamente quelli neutri o dolci.

…..La scienza dice che possiamo differenziare solo quattro sapori: dolce, salato, amaro, acido; tutti gli altri sono una mescolanza di questi con un’infinità di odori diversi. Mi attanaglia un dubbio… Come classificare allora il sapore metallico della paura, quello sabbioso dell’invidia o quello spumeggiante del primo bacio?

…..Il piacere di un sapore si concentra nella lingua e nel palato, anche se spesso non nasce da lì, ma dal ricordo. E componenti essenziali di questo piacere risiedono negli altri sensi, la vita, l’olfatto, il tatto e persino l’udito. Nel cerimoniale del tè, in Giappone, il gusto della bevanda è la cosa meno importante – in realtà il tè è amaro -; ma la serena intimità delle pareti nude, le linee semplici degli strumenti, l’eleganza del rituale, la profonda armonia dei geti di chi lo offre, la questa gratitudine di chi lo riceve, l’odore delicato di legno e di carbone, il suono del mestolo quando si versa l’acqua nel silenzio della stanza contribuiscono a costituire una festa per l’anima e per i sensi.

(Isabelle Allende, Afrodita)

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Ipertensione da camice bianco: tutta colpa dell’alessitimia

20 febbraio 2012

Se vedete cambiare i normali valori della vostra pressione arteriosa quando vi trovate di fronte al  medico, non abbiate paura di essere considerati dei bugiardi perché è un evento tutt’altro che insolito: si tratta, infatti di una situazione denunciata da 15 italiani su cento. Che la pressione schizzi “alle stelle” o scenda “alle stalle”, questo fenomeno non è frutto di fantasia ma è la cosiddetta ipertensione o normopressione “da camice bianco”.
Medici e psicologi dell’ospedale Fatebenefratelli di Roma, hanno cercato di capire quali sono le cause di questo disturbo e quali le caratteristiche dei pazienti.

Dalla ricerca, condotta su 150 soggetti (ipertesi e normotesi) d’età compresa tra 30 e 60 anni, emerge che l’ipertensione è in relazione a un disturbo della regolazione psicologica delle emozioni, chiamato alessitimia: un deficit della capacità di elaborare le emozioni da un punto di vista cognitivo, una difficoltà a esprimerle, a creare un legame con l’altro stabilendo un rapporto di fiducia.  In altre parole gli ipertesi risultano più alessitimici dei non ipertesi: insicuri, lamentano in genere sintomi somatici (più che problemi psicologici o relazionali), possono avere esplosioni di collera o di pianto senza saperne il motivo e mostrano ridotta capacità empatica perché, non riuscendo a usare come segnale le proprie emozioni, non possono utilizzare quelle degli altri. Chi, invece, risulta avere una normotensione da camice bianco (quando l’indicatore della pressione scende) dimostrano essere ambivalenti rispetto le relazioni: se da una parte manifestano il bisogno di stabilire un rapporto stretto, dall’altra lo temono.
La ricerca sottolinea come  il fenomeno dell’ipertensione da camice bianco aumenta con gli anni. L’anziano è, infatti,  più fragile e più dipendente dal medico che attraverso il sintomo raccoglie le emozioni non dette. Ogni misurazione della pressione diventa, quindi, un test che valuta il proprio stato di salute.

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La passione per l’ipertensione

20 febbraio 2012

 

Avete mai sentito parlare di ipertensione arteriosa? Si tratta dell’aumento cronico dei valori della pressione arteriosa del sangue. L’ipertensione è pericolosa in quanto, se non è curata, può causare problemi al cuore (angina, infarto, scompenso cardiaco), insufficienza vascolare cerebrale o renale con anomalie ematiche rilevabili in laboratorio, offuscamento della vista (da retinopatia), aneurisma dell’aorta. Inoltre il sangue che scorre nei vasi sanguigni ad pressione elevata, li sottopone ad una eccessiva usura e può danneggiarli gravemente, coinvolgendo in questa situazione anche tessuti e organi irrorati dai vasi colpiti, in particolare cuore, cervello, reni e occhi.

I medici distinguono due tipi di ipertensione arteriosa: una detta “essenziale” e l’altra denominata “secondaria”.

L’ ipertensione secondaria è causata da una  condizione nota ( può essere una conseguenza di patologie endocrine, di difetti enzimatici surrenali, di problemi vascolari e di patologie renali). Quel che più preoccupa è l’ipertensione essenziale poiché può essere curata, ma non guarita ed è molto frequente: più del 90% degli ipertesi soffre di questo tipo di malattia.. Numerosi fattori sono importanti nella sua manifestazione: l’ereditarietà, la razza, la dieta, lo stile di vita, l’età. Poichè può manifestarsi con un aumento della pressione ma senza che siano presenti altri sintomi, diventa fondamentale la prevenzione attraverso una misurazione periodica della pressione, specialmente ad una certa età oppure quando si manifestano i primi leggeri sintomi di cefalea, astenia (cioè stanchezza fisica e intellettuale), nervosismo, insonnia, vertigini, ronzii. Poiché non è ancora chiaro quale disfunzione la produca, sono due le ipotesi causali che godono di maggior attenzione: l’alimentazione scorretta e lo stress psico-emotivo.

Per quel che concerne l’ipotesi psico-fisica, le due più importanti correnti di studio psicosomatico dell’ipertensione arteriosa sono:

La psicologia comportamentale che afferma che  alcune persone risponderebbero agli stress ambientali ed emotivi intensi con un’attivazione del sistema nervoso in modo involontario cui consegue una costrizione dei vasi arteriosi. Si creerebbero così maggiori resistenza all’affluire del sangue e dunque ipertensione arteriosa.

E la psicosomatica simbolica. Per questa scuola invece (Riza) l’ipertensione sarebbe la rappresentazione a livello corporeo di un conflitto inconscio tra “pensiero” e “sentimento”, tra passione e ragione, tra emotività e controllo, dove un sangue-emozione non può circolare liberamente. In altre parole le persone affette da ipertensione tenterebbero ad esercitare un esasperato controllo frenando di continuo la propria passionalità.

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A PRIMA VISTA

20 febbraio 2012

Tra gli essere umani, l’attrazione è in prima istanza visiva; gli altri sensi, come l’olfatto, entrano in gioco a distanza ravvicinata, motivo per cui facciamo ricorso al trucco, a pettinature, a gioielli, a tatuaggi e persino a cicatrici decorative. Le teorie delle anime gemelle, dell’affinità intellettuale, dell’essere stati amanti ipotetici in incarnazioni precedenti, sono un’interpretazione a posteriori; naturalmente ci sono rispettabilissime eccezioni come…. In genere le donne si abbelliscono di più, ma gli uomini non sono meno vanitosi; nessuna donna oserebbe mai esibire i mantelli imperiali, i pennacchi e le medaglie che ostentano i militari. I Niger, nella tribù dei wodaabe, si svolge annualmente un concorso di bellezza maschile. I giovani si agghindano e ballano davanti a una giuria femminile che selezione i più attraenti. I guerrieri diventano strabici a furia di smorfie pur di mostrare anche l’ultimo dente, perché il bianco degli occhi e quello dei denti sono ritenuti il più prezioso attributo di bellezza. Da questa parte del mondo abbiano l’equivalente, ma sono ragazze in costume a mostrare a una giuria di uomini non denti e occhi, bensì seni e cosce. La vincitrice si porta a casa una coroncina di pietre fasulle e il titolo della donna più bella dell’universo.

(Isabelle Allende, Afrodita)

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LA CONGIURA DEGLI AROMI

20 febbraio 2012

La donna è come un frutto che esala la sua fragranza solo quando una mano la strofina. Prendi, per esempio, il basilico: se non lo scaldi tra le dita non sprigiona il suo profumo. E lo sai, ad esempio, che l’ambra va intiepidita e manipolata perché non trattenga l’aroma? Con la donna accade lo stesso: se non la incoraggi con baci e carezze, con morsicature sulle cosce e stretti abbracci, non otterrai quel che desideri; non proverai piacere quando condividerai con lei la tua ottomana e lei non sentirà affetto per te.

(Da Il giardino profumato)

Dove finisce l’olfatto e inizia il gusto? I due sensi sono inseparabili. La tentazione del caffè non nasce dal suo sapore, che lascia una traccia di fumo e brace nel ricordo, ma dalla sua intensa e misteriosa fragranza da bosco millenario…

Il naso è capace di cogliere più di diecimila odori e il cervello di riconoscerli; e tuttavia, per questo stesso cervello, molto spesso è impossibile distinguere tra lussuria e amore. Dal punto di vista evolutivo, l’olfatto è il senso più antico. È preciso, rapido, potente e si incide nella memoria con tenace persistenza; da qui il successo dei profumi, il cui segreto è usare sempre lo stesso fino a trasformarlo in un marchio personale e inalienabile, un elemento che ci identifica…

Il corpo umano, soprattutto nei momenti di eccitazione sessuale, emana un odore di mare simile a quello dei pesci e dei molluschi. Annusarsi reciprocamente è talmente importante che in alcune regioni del mondo la parola “baciare” significa “odorare”…

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