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Novità dall’Alzheimer

4 febbraio 2012

L’Alzheimer colpisce oggi circa 30 milioni di persone nel mondo. Sono colpiti da questo male una persona su venti dopo i 65 anni. Si tratta di una malattia neurodegenerativa legata al progredire dell’età. E’ l’allungamento dell’aspettativa di vita media, per assurdo, che sta trasformando l’Alzheimer in una vera e propria epidemia che preoccupa molti, anche per i suoi costi sociali. I sintomi di cui sono vittima i malati sono noti: perdita di memoria, movimenti incontrollati, difficoltà a svolgere qualunque compito. La causa di questo morbo, scoperto poco più di un secolo fa, è l’accumulo nel cervello di un peptite (cioè una proteina estremamente semplice, chiamata beta-amiloide), che finisce per creare delle vere e proprie placche che impediscono ai neuroni di funzionare normalmente, fino a spegnerli.

Il rimedio che tanti malati sognano e tanti scienziati cercano potrebbe arrivare dai laboratori italiani del Cnr. La prima cura disponibile per l’Alzheimer, la causa più diffusa di demenza senile, potrebbe essere un vaccino capace di impedire la formazione nel cervello delle placche. L’Istituto di genetica e biofisica (Igb-Cnr) e l’Istituto di biochimica delle proteine (Ibp-Cnr) del Centro Nazionale delle Ricerche hanno messo a punto insieme una nuova molecola, battezzata (1-11)E2, per la quale hanno già ottenuto il brevetto italiano «Il vaccino che abbiamo prodotto induce rapidamente una forte risposta degli anticorpi contro il peptide », racconta la Dottoressa Prisco, ricercatrice dell’Igb-Cnr  «Il vaccino induce la produzione di anticorpi, questi ultimi si legano al peptide che causa la malattia, favorendone così l’eliminazione». Ma per rendere il farmaco ancora più efficace, bisogna riuscire a fare in modo che vada proprio dove ce n’è bisogno. È per questo che i due gruppi di ricerca stanno lavorando sui “carrier”, ossia i micro-organismi utili a convogliare la risposta immunitaria sui bersagli desiderati. E’ partita anche la fase pre-clinica della sperimentazione del vaccino, quella che attraverso l’uso della sostanza su cavie sane punta a verificare se esistano effetti collaterali della nuova molecola. Solo se i risultati saranno positivi si proverà a dare la sostanza anche a topolini con una patologia che mima quella dell’Alzheimer nell’uomo, per verificare l’efficacia come cura. E soltanto dopo questi test potrà essere avviata una vera sperimentazione anche sull’uomo.

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