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Sussurri

22 aprile 2012

L’uomo è più vicino alla scimmia di quanto non lo sia la donna, non c’è il minimo dubbio. Sono più pelosi, hanno le braccia più lunghe e per loro l’impulso sessuale parte dalla vista, in quanto eredi dei loro antenati primati che le femmine in calore richiamano grazie ad un’evidente modificazione delle loro parti intime, che si infiammano acquistando il morboso aspetto da melagrana matura. Per qualche motivo, funzionano da semaforo per i maschi distratti. Tra gli esseri umani lo stimolo visivo è altrettanto irresistibile e ciò spiega il successo delle riviste con donne seminude. Si è cercato di ottenere lo stesso successo editoriale con pubblicazioni destinate al pubblico femminile, ma le immagini di ragazzi ben dotati che dispiegano le loro grazie su paginoni a colori sono risultate un fiasco; più che le donne, le comprano gli omosessuali. Noi abbiamo un senso del ridicolo più sviluppato e inoltre la nostra sensualità è legata all’immaginazione e alle terminazioni nervose auditive. Probabilmente l’unico modo per far si che ascoltiamo è sussurrarci qualcosa all’orecchio. Il punto G è nell’udito, chi lo cerca più in basso perde il suo tempo e anche il nostro.

Gli amanti professionisti, e non mi riferisco solo ai leggendari Casanova, Rodolfo Valentino e Julio Iglesias, ma anche ai moltissimi uomini che collezionano conquiste amorose per confermare numericamente la propria virilità, visto che qualitativamente è una questione di fortuna, sanno che il miglior afrodisiaco per una donna sono le parole.

I latini hanno elevato la lusinga morosa a categoria artistica grazie all’incomparabile ricchezza delle nostre lingue e all’inesauribile repertorio di canzoni, poesie, complimenti e frasi fatte che popoli germanici o anglosassoni non oserebbero mai utilizzare.

Da qui deriva la fama dell’amante latino, talmente esperto nell’infondere calore con la sua favella che ogni resistenza femminile si scioglie come cera. Si sa anche, comunque, che tali amanti generalmente si perdono nel proprio entusiasmo retorico e che al momento della verità di rado sanno usare quelle lingue d’oro per carezze più temerarie.

Cyrano de Bergerac, il famoso uomo brutto attaccato a un naso, con la magia dei suoi versi fece innamorare una donna perché ne godesse un altro. L’amico si piazzava sotto la luce della finestra e dall’ombra Cyrano recitava le seducenti parole destinate a vincere quel cuore femminile. L’amore però tende trappole ironiche e il poeta si innamorò di lei come lei del fortunato amico che il talento di Cyrano vestiva di una livrea a prestito. Poco accorto il nostro eroe. Se avesse mormorato i versi appassionati all’orecchio della ragazza, lei avrebbe valutato quel naso fuori dal comune come un simbolo erotico. Il rituale amoroso assomiglia alle sorprese dei compleanni dei bambini: il trucco sta tutto nell’intensificare le aspettative. Il fine è semplice, l’orgasmo in un caso e un paio di gingilli di plastica o di caramelle nell’altro, ma per arrivarci, che circonlocuzioni ci vogliono!

 Dammi mille baci, e poi cento,

poi altri mille e altri cento,

poi ancora altri mille e altri cento.

Quando ne avremo fatti molte migliaia,

li confonderemo per non sapere più il loro numero,

che nessuno possa farci il malocchio, sapendo

un numero così enorme di baci. Versi di Catullo a Lesbia

Ah, il vizio delle parole… una volta fuggite di bocca, non possiamo riprenderle.

Nel momento selvaggio dell’incontro amoroso, parole che in qualsiasi altro momento ci sembrerebbero volgari hanno l’effetto di audaci carezze. Tutto sta nel mormorarle. Il linguaggio descrive, suggerisce, eccita: le parole hanno l’effetto di un sortilegio.

(Isabel Allende. “Afrodita”)

 

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