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Dismorfofobia

26 maggio 2012

La dismorfofobia (dal greco antico dis–morphé, forma distorta e φόβος, phobos = timore) è la fobia che nasce da una visione distorta che si ha del proprio aspetto esteriore, causata da un’eccessiva preoccupazione della propria immagine corporea.

Il Disturbo di Dismorfismo Corporeo (conosciuto storicamente col nome di dismorfofobia) rientra nella più ampia categoria dei disturbi somatoformi, che si caratterizzano per la presenza di sintomi fisici non giustificati da alcuna condizione medica generale nonché dagli effetti di una sostanza o da un altro disturbo mentale.

Perché la preoccupazione venga considerata un disturbo mentale, deve causare un significativo disagio al paziente o essere associata a una limitazione della sua vita personale, sociale o lavorativa.

L’elemento peculiare di tale disturbo è la preoccupazione per un difetto nell’aspetto fisico, che può essere totalmente immaginario, oppure, se è presente una reale piccola anomalia fisica, la preoccupazione del soggetto è di gran lunga eccessiva al normale.

L’esordio del disturbo di dismorfismo corporeo è solitamente graduale. Una persona affetta può avvertire una crescente preoccupazione per una parte del corpo fino a quando si accorge che il suo funzionamento è compromesso da tale preoccupazione. A questo punto il soggetto può ricercare un aiuto medico o chirurgico per sottoporre il presunto problema. Il livello di preoccupazione riguardo al problema può andare e venire nel tempo, anche se il disturbo di dismorfismo corporeo ha generalmente un andamento cronico se non è trattato.

Le lamentele riguardano facilmente difetti lievi o immaginari della faccia o della testa, come i capelli più o meno folti, l’acne, rughe, cicatrici, manifestazioni vascolari, pallore o rossore, sudorazione, asimmetrie o sproporzioni del viso, oppure eccessiva peluria. Altre preoccupazioni comuni riguardano la forma, le misure, o qualche altro aspetto di naso, occhi, palpebre, sopracciglia, orecchie, bocca, labbra, denti, mascella, mento, guance o testa. Tuttavia ogni altra parte del corpo può diventare motivo di preoccupazione (per es. i genitali, le mammelle, le natiche, l’addome, le braccia, le mani, i piedi, le gambe, i fianchi, le spalle, la colonna, regioni più estese del corpo o le misure corporee globali, o la corporatura e la massa muscolare). La preoccupazione può riguardare simultaneamente diverse parti del corpo.

Questo disturbo si osserva principalmente negli adolescenti, di entrambi i sessi ed è strettamente legato alle trasformazioni dell’età puberale. Se riguarda soggetti adulti la cosa è più complessa, perché con la fine dell’adolescenza la persona dovrebbe acquisire un senso di fiducia in se stessa tale da consentirle la possibilità di relazionarsi armonicamente con gli altri, senza essere afflitta da complessi di inferiorità legati all’aspetto fisico.

Quindi non è escluso che il dimorfismo corporeo sia una patologia che colpisca sia donne che uomini relativamente alla propria immagine. Chi soffre di dismorfofobia tende a vedersi brutto, grasso, inadeguato anche se così non è. Nelle donne questa malattia psicologica è legata spesso a disturbi alimentari quali anoressia e bulimia. Negli uomini, oltre a problemi legati ai disturbi alimentari, riguarda anche le dimensioni del pene.

La gran parte dei soggetti con questo disturbo sperimentano grave disagio per la loro supposta deformità, descrivendo spesso le loro preoccupazioni come “intensamente dolorose”, “tormentose”, o “devastanti”. I più trovano le loro preoccupazioni difficili da controllare, e fanno pochi o nessun tentativo di resistervi. Come conseguenza, essi spesso passano molte ore al giorno a pensare al loro “difetto” e a come porvi rimedio (talvolta ricorrendo a chirurgia estetica o ad auto-manipolazioni che possono peggiorare la situazione), al punto che questi pensieri possono dominare la loro vita. I sentimenti di  vergogna per il proprio “difetto”, possono portare all’evitamento delle situazioni di lavoro, scuola o di contatto sociale. Queste persone mettono in atto compulsioni allo scopo di esaminare, migliorare o nascondere il presunto difetto. Ad esempio, tendono a controllarsi allo specchio o ad altre superfici riflettenti, mostrano eccessiva cura del proprio aspetto, tendono a pettinarsi o lavarsi ripetutamente, effettuano confronti continui con l’aspetto fisico altrui, ricercano rassicurazioni o tentano di convincere gli altri circa il proprio difetto.

Nei soggetti colpiti provoca un forte stress emozionale e non pochi problemi a relazionarsi. Spesso la paura di non piacere e la scarsa autostima portano all’isolamento sociale e ad una profonda chiusura in sé stessi e nelle proprie insicurezze.

Le persone affette da dismorfofobia sviluppano comportamenti fobico-ossessivi altamente rischiosi per la salute psico-fisica, sfociando in anoressia e bulimia in più di un caso.

Quali sono le cause e come si cura la dismorfofobia e perché colpisce soprattutto persone che avrebbero tutte le ragioni per essere a posto con se stessi?

L’importanza dell’immagine per la nostra accettazione sociale è andata aumentano esponenzialmente negli ultimi decenni. L’obbligo di essere belli, in forma, piacenti è continuamente veicolato da tv e mass media e spesso capita di sentirsi inadeguati. Quei 2-3 chili di troppo sembrano 20 kg e non ci fanno sentire a posto davanti agli altri.

Attenzione però: talvolta non è un problema di bilancia. Chi soffre di dismorfofobia tende a percepirsi in modo diverso dalla realtà: può capitare che donne magrissime, sottopeso, continuino a vedersi e percepirsi come grasse.

“Mi vedo grassa quando invece tutti mi dicono che sono magra”. Ecco una spia di allarme del dismorfismo corporeo.

Oppure: “mi vedo sottodotato eppure il mio medico ha detto che le dimensioni del mio pene sono perfettamente nella norma”. Si tratta di dismorfismo penieno.

Può capitare anche di non percepire del tutto di avere un problema di obesità. Possono essere segnali il fatto di evitare di guardare negli specchi, il non pesarsi o evitare del tutto di conoscere il proprio peso, utilizzare sempre vestiti scuri, larghi.

Spesso queste persone portano oggetti vistosi come gioielli, cappelli o qualsiasi altro accessorio che distrae l’attenzione degli altri e per nascondere il loro peso.

Di dismorfismo corporeo non soffrono solo donne e uomini, anche i bambini possono essere colpiti dalla patologia.

Spesso la dismorfofobia si collega a disturbi d’ansia o depressione, ma non è detto che questi siano cause scatenanti. Anzi, potrebbero esserne le conseguenze.

La patologia colpisce più le donne che gli uomini e spesso ha inizio nell’adolescenza in forma graduale. Alcune persone possono avere una immagine distorta di sé per quel che riguarda un dettaglio: la fissazione sui piedi, sul sedere, sulle gambe, sul naso o la grassezza in generale.

Per altre persone il disturbo è maggiore: talvolta si arriva a percepirsi come mostruosi.

In caso di dismorfofobia la cura migliore è la prevenzione. Stare attenti allo sviluppo dei ragazzi, soprattutto nel sesso femminile. Lo sport può aiutare i giovani ad avere un rapporto sano con il proprio corpo.

Una dieta eccessivamente rigida o la tendenza a restare sempre in casa la sera, rifiutare le uscite è indice di un rifiuto verso se stessi e la corporeità.

Un colloquio psicologico può servire a valutare l’entità e la presenza di un problema di dismorfismo corporeo così da permettere al paziente di intraprendere un percorso che lo aiuterà a convivere in normalità con la propria immagine.

La terapia principale è di tipo cognitivo-comportamentale, ed è associata solitamente alla somministrazione di ISRS, inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina.

I pazienti rispondono alla terapia con una diminuizione dello stress e della tensione.

E’ fondamentale, prima di sottoporsi alla psicoterapia, valutare la linea da seguire, in base alla personalità e al grado di gravità della fobia sviluppato dal singolo soggetto.

 

 

 

 

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