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Famiglie ricomposte

3 luglio 2012

Le famiglie ricomposte o ricostituite  sono quelle che vengono a crearsi dopo una precedente separazione ed in cui uno o entrambi i partner, che formano il nuovo nucleo familiare, portano figli delle  unioni precedenti.

Quando si  parla di famiglie ricomposte indichiamo un fenomeno  sociale legato al moderno mondo occidentale e che presenta non poche difficoltà di descrizione. Si tratta sicuramente di una tipologia di famiglia sempre più presente nella società ma è difficile fare una stima esatta dell’entità del fenomeno perchè molte famiglie ricomposte sfuggono ai censimenti  essendo spesso costituite da partner conviventi in assenza di una unione legalizzata. Le ultime stime parlano di circa 555 mila nuclei ricomposti (EURES, 2006) in Italia: in altre parole il 5% dei nuclei familiari italiani sono ricomposti, con punte del 20% in alcune delle grandi città del Nord (ISTAT, 2005).

Queste forme familiari, ben lungi dall’essere espressamente riconosciute come istituto di diritto familiare e tantomeno regolate, hanno caratteristiche differenti da quelle tradizionali.
Le differenze di cui parliamo sono legate sia alla complessità dei ruoli ricoperti sia agli oggettivi vincoli fisici della nuova struttura familiare.

Relativamente a questa complessità, possiamo dire che viene meno la tradizionale divisione tra i due sottosistemi: quella degli adulti/genitori e quella dei giovani/figli.
Nella famiglia ricostituita acquistano un ruolo rilevante i legami tra consanguinei e compare una differenza di “potere” tra l’adulto genitore e quello non genitore.

Le coppie ricostituite si trovano spesso a dover affrontare differenti ordini di problemi.

Al momento della costituzione della nuova coppia, ciascun partner ha già formulato, sulla base della propria esperienza pregressa, idee e aspettative in merito al funzionamento del legame e al comportamento dell’altro. Tuttavia molto spesso tali aspettative non vengono esplicitate e dunque la negoziazione e la possibilità di trovare accordi soddisfacenti è impossibile.

Inoltre i membri di una famiglia ricomposta provengono da due differenti culture familiari e non hanno un background condiviso. Così gli errori, non essendo controbilanciati da altrettante esperienze positive,  si trasformano facilmente in “sentenze” sull’altro minando la possibilità di una unione salda.

Spesso l’aspettativa degli adulti è che tutti gli individui che compongono il nuovo nucleo si comportino fin da subito come una vera e propria famiglia vivendo in armonia e serenità. Cercare un’integrazione “a tutti i costi” per sostenere il proprio sogno non può che provocare bruschi risvegli allontanando le persone.

Nella famiglia ricomposta esiste evidentemente una differenza tra il genitore convivente con i figli e quello non convivente che può sentirsi minacciato nel suo ruolo genitoriale dalla presenza del nuovo partner. La percezione della minaccia può portare a boicottare la nuova unione attraverso “l’uso” dei propri figli.

Un ‘altra difficoltà, questa volta dovuta ai novelli partners, si crea quando si cerca di cancellare il passato. Se è facile per due adulti innamorati dimenticare la relazione fallimentare che si sono lasciati alle spalle, è addirittura impossibile chiedere di fare altrettanto ai figli. E’ frequente che i figli si mostrino, nei confronti della nuova coppia, ostili, gelosi, non collaborativi, restii ad impegnarsi nella ri-costruzione della nuova famiglia. All’inizio di queste convivenze dunque è inevitabile avere a che fare con musi lunghi e momenti di tensione .

 

Tutto questo, però, non deve far pensare che formare una nuova famiglia sia un’impresa impossibile. Perché è anche vero che se la nuova unione supera le difficoltà del primo anno, la probabilità di un divorzio diviene assimilabile a quella delle prime nozze.

Costruire un unione, qualunque sia stato il corso degli eventi pregressi, è sempre un atto di amore, fatto con tenacia e portato avanti con impegno, in cui due persone e la loro storia, si incontrano senza imporsi, ricavandosi un ruolo ed uno spazio propri, che non ricalchino le orme di chi c’è stato.

 

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