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Necessità di viaggio

14 ottobre 2013

viaggiare

E’ finita l’estate ma, confessa, ancora pensi al sole e al divertimento, al relax delle vacanze e più ci pensi e più ti sembrano lontane le prossime ferie. Anche questo, però, può diventare spunto per una piccola riflessione.

Fare un viaggio può raccontare molto di noi: il nostro stile di vita, i nostri valori, le nostre abitudini  ma anche aspetti più o meno coscienti e necessità sia stabili che transitorie. Il desiderio di partire può essere positiva quando deriva dalla ricerca di qualcosa,o negativa quanto il fine è evitare situazioni indesiderate.

Ciò che però accomuna tutti i tipi di viaggiatori sembra essere la ricerca di un “livello di stimolazione ottimale” cioè di uno stato personale ideale che dipende molto sia dagli stimoli della vita quotidiana sia da predisposizioni personali.
Ognuno di noi possiede livelli di attivazione propri che si associano alla percezione di un senso di benessere: al di sotto di quel livello ci sentiamo annoiati e al di sopra si avverte ansia e stress. Così per ripristinare un equilibrio nel livello di “stimolazione ottimale” che percepiamo, possiamo innalzare o abbassare il livello di intensità attraverso un bel di viaggio. Quale tipo? dipende dal bisogno personale del viaggiatore: questo spiega come mai a volte le nostre mete di viaggio sono indirizzate verso attività di relax e in altre privilegiamo destinazioni più stimolanti

La ricerca dell’equilibrio tra ansia e noia è un processo che spesso avviene in maniera inconscia e che si realizza attraverso sette modalità attraverso il turismo (Crompton,):

  • l’evasione dal quotidiano, attraverso la ricerca di luoghi di vacanza che siano diversi rispetto a quelli a cui si è abituati;
  • l’esplorazione di se stessi, attraverso la ricerca di ambienti non familiari che possano permettere di scoprire qualcosa di nuovo su di noi;
  • il relax, che favorisce l’allentamento dello stress
  • il prestigio, che ci fa vedere l’aspetto di  promozione sociale del viaggio;
  • la resgressione che favorisce la liberazione da costrizioni sociali;
  • l’impulso alle relazioni familiari, che stimola il rafforzamento di legami anche mediante attività semplici (es. giocare a carte) con un alto valore di condivisione;
  • il miglioramento delle interazioni sociali attraverso scelte turistiche che tendono a diminuire le inibizioni e ridimensionare le insicurezze interpersonali

A questo modello, si sono state aggiunte altre motivazioni turistiche, quali:

  • il turismo come comportamento imitativo, che appare legato alla necessità di uniformarsi alle mode allo scopo di sentirsi più vicini alle tendenze della società in cui si vive ;
  • il turismo come soddisfazione di curiosità, che porta a ricercare forme di viaggi connessi ad attività esplorative o conoscitive;
  • il turismo come realizzazione di un sogno. 

Aspettative, significato del viaggio e fiducia in se’

Ogni viaggiatore si costruisce delle aspettative turistiche ed una “immagine interiore di ogni viaggio” che pone tra le sue possibili scelte; ciò comporta l’attribuzione di un significato alla vacanza che fa da guida nel confronto con alcuni aspetti interiori, rendendo più o meno probabile una scelta. Nel valutare una possibile meta turistica, concorrono infatti anche degli aspetti motivazionali stabili, connessi soprattutto a dimensioni della personalità.

Un primo elemento che può favorire o scoraggiare una scelta turistica è lo stile attributivo, cioè la tendenza ad attribuire la causalità degli eventi che potranno verificarsi durante un viaggio, a fattori esterni o interni.
Se il cosiddetto “locus of control” relativo agli eventi turistici è interno sarà più facile che un turista si confronti anche con situazioni più avventurose, in cui penserà di poter avere un controllo delle proprie azioni.
Se il locus of control turistico è esterno sarà più facile attribuire agli altri la qualità della propria vacanza e quindi scegliere dei viaggi affidandosi a operatori turistici affermati, piuttosto che “correre il rischio” di dover gestire da sé parti del viaggio.

Una dimensione altrettanto importante, strettamente connessa alla precedente, è quella dell’autoefficacia percepita (Bandura, 1987), che comporta una sensazione di saper fare qualcosa in un contesto specifico e che guida alla scelta delle forme di turismo in rapporto principalmente a:

  • mezzo di trasporto (es. convinzione di poter affrontare un viaggio con l’uso di un particolare mezzo di trasporto);
  • attività svolta nel corso del viaggio (es. capacità di svolgere attività fisiche di un certo tipo);
  • caratteristiche ambientali del luogo visitato (es. capacità di affrontare condizioni climatiche o ambientali avverse).

Un altro aspetto da considerare tra le motivazioni che spingono alla scelta di una meta di viaggio sono due tipi di elementi:

  • i fattori “push” che rappresentano una spinta verso una vacanza: principalmente motivazioni socio-psicologiche;
  • i fattori “pull” che sono un’attrazione che indirizza verso alcune mete in relazione ai servizi offerti.

Mentre i “push” sono la chiave del desiderio di viaggiare, i “pull” sono la calamita verso una determinata destinazione.

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