Archive for the ‘Dimensione Famiglia’ Category

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Fiabe e favole: un aiuto per grandi e piccini

14 ottobre 2013

 
   fiabe

Conoscete la differenza tra favola e fiaba?Non sono la stessa cosa, anche se spesso usiamo i due termini come sinonimi e, soprattutto, non hanno la stessa funzione. Nella favola i protagonisti sono animali umanizzati, parlanti, una rappresentazione metaforica della natura umana con i suoi vizi e virtù. Spesso è presente una vena pessimistica (soprattutto nelle favole più antiche), i luoghi sono quelli della realtà; il linguaggio è costituito da frasi semplici e dall’uso di aggettivi efficaci che sottolineano la qualità dei personaggi. L’intento allegorico e morale è molto esplicito ed esprime indirettamente i soprusi dei potenti sui più deboli, rivendicando i loro diritti.

La fiaba, invece, è ricca di personaggi immaginifici: di principi, re, folletti e  maghi e di luoghi fantastici, reami e boschi incantati. La presenza  dell’elemento fantastico e magico è fondamentale e rappresenta la memoria collettiva di un gruppo sociale (le credenze sul carattere magico-fantastico dei fenomeni naturali; riti di iniziazione: si pensi a Pollicino o Biancaneve nel bosco che superare le prove per diventare maturi). La fiaba ha sempre un lieto fine e ciò invita alla bontà, alla correttezza nei rapporti, a mantener fede alla parola data perché si viene sempre ricompensati. Certo, la visione della vita qui è ottimistica ma il suo scopo principale è di intrattenere, divertire, far sognare e dare anche insegnamenti di vita al piccolo ascoltatore, mentre lo scopo delle favole è quello di trasmettere – in forma scherzosa e piacevole, ma -alludendo al carattere dell’uomo – insegnamenti e ammonimenti utili alla vita comune,.

Lo psicoanalista Bettelheim, autore de “Il mondo incantato”, analizza il significato psicologico della fiaba e l’aiuto che può offrire nei periodi delicati della vita dell’individuo. La fiaba evoca situazioni che aiutano il bambino ad elaborare le difficoltà che deve affrontare nel corso della sua esistenza. Ogni fiaba proietta nel lieto fine l’integrazione di qualche conflitto interiore. Hansel e Gretel, che alla fine sconfiggono la perfida strega, dimostrano che è possibile superare la paura, frequente nel bambini, di essere abbandonati dai propri genitori e Pollicino, anche se piccolo, ha l’intelligenza per sconfigge il feroce e stupido gigante. La fiaba intrattiene e permette al lettore di riconoscersi e conoscersi perché offre significato a molti livelli. Le fiabe pongono l’individuo di fronte ai principali problemi umani (il bisogno di essere amati, la sensazione di essere inadeguati, l’angoscia della separazione, la paura della morte ecc), esemplificando tutte le situazioni e incarnando il bene e il male in determinati personaggi, rendendo distinto e chiaro ciò che nella realtà è confuso e sfumato. Esse esprimono in modo simbolico un conflitto interiore e poi suggeriscono come può essere risolto.

Così le fiabe aiutano ad attraversare le esperienze più dolorose e difficili. Spesso sono finestra per  un’intuizione sulla nostra vita reale proponendo le situazioni in tutta la loro complessità e potenzialità di cambiamento. Creano una vicinanza con il protagonista perché le emozioni sono condivise con lui sull’onda della fantasia che si fa corpo attraverso le immagini evocate, pertanto reali. Le fiabe col loro potere taumaturgico, hanno la capacità di compiere piccoli miracoli spostando su un piano fantastico-immaginativo il proprio vissuto  (la paura, la rabbia, la solitudine)  trasformandolo in una nuova risorsa. Come i personaggi delle fiabe affrontano i loro ostacoli,  mettendo in campo strumenti e risorse che non sapevano di avere, così il lettore può trasformare la paura in una sfida. Allora una fiaba può aiutare in un momento difficile facendo da contenitore all’ansia e alle incertezze e dando un nuovo spunto di riflessione nella vita di grandi e piccini.

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Famiglie ricomposte

3 luglio 2012

Le famiglie ricomposte o ricostituite  sono quelle che vengono a crearsi dopo una precedente separazione ed in cui uno o entrambi i partner, che formano il nuovo nucleo familiare, portano figli delle  unioni precedenti.

Quando si  parla di famiglie ricomposte indichiamo un fenomeno  sociale legato al moderno mondo occidentale e che presenta non poche difficoltà di descrizione. Si tratta sicuramente di una tipologia di famiglia sempre più presente nella società ma è difficile fare una stima esatta dell’entità del fenomeno perchè molte famiglie ricomposte sfuggono ai censimenti  essendo spesso costituite da partner conviventi in assenza di una unione legalizzata. Le ultime stime parlano di circa 555 mila nuclei ricomposti (EURES, 2006) in Italia: in altre parole il 5% dei nuclei familiari italiani sono ricomposti, con punte del 20% in alcune delle grandi città del Nord (ISTAT, 2005).

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I nonni di oggi

29 aprile 2012

In Italia, secondo valutazioni ISTAT, i nonni sono circa undici milioni e cinquecento mila, pari al 33,3% dei cittadini che hanno dai 35 anni in su. Le donne più degli uomini, 37,5% contro 28,4%. Sebbene il tasso di natalità nel nostro paese sia tra i più bassi nel mondo, i nonni di oggi sono, in proporzione al numero dei nipoti, assai più numerosi di quanto non fossero trent’anni fa. Molti bambini delle ultime generazioni hanno tutti e quattro i nonni, mentre un tempo era considerata una fortuna averne due. Nella famiglie ricomposte, poi, i nonni possono essere addirittura in esubero.

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Una brava mamma è sempre la soluzione migliore

4 febbraio 2012

Una mamma in grado di essere una base sicura per il figlio,non è solo una fortuna , ma  rappresenta un elemento fondamentale nello sviluppo neuro-psicologico del bambino.
In particolare aree cerebrali, quali l’ippocampo, di bambini in età prescolare risentono nello sviluppo delle cure materne.
A evidenziarlo uno studio della Washington University School of Medicine di St. Louis. Si tratta del primo studio che lega gli accudimenti materni allo sviluppo strutturale di una regione chiave del cervello, fornendo una prova dell’importanza di coltivare in anticipo lo sviluppo del cervello. La ricerca è consistita nel mettere alcuni bambini di età compresa tra i 3 e i 6 anni di fronte ad una situazione stressante (ai bimbi infatti veniva negata la accessibilità a delle matite colorate) fino a quando la propria mamma non avesse portato a compimento una prova di abilità. Nei casi in cui i bimbi venivano rassicurati dalle loro mamme, questi sopportavano meglio il grado di frustrazione, rispetto a coloro venivano non considerati o addirittura rimproverati.
Lo studio è poi continuato in un follow-up che ha valutato con scansioni di risonanza magnetica funzionale i ragazzi ai 7 e 10 anni
Nei bambini che avevano le mamme cosiddette “accudenti” è stato riscontrata un’area ippocampale  più grande degli altri. Decenni di ricerche avevano suggerito l’importanza di un caregiver (mamma, papà, nonni, ecc.) amorevole ai fini dello sviluppo emotivo e comportamentale del bambino.
Questo studio fornisce prove circa il fatto che una regione chiave del cervello è più sviluppata nei bambini che ricevono un più ricco accudimento. Questo studio dimostra come l’ambiente possa influenzare gli aspetti strutturali del cervello.

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Bambini: cibo e solitudine

12 settembre 2011

 

Non sempre l’infanzia è un momento idilliaco: ognuno di noi ha una sua storia da raccontare. Quello che, però, è certo è che si tratta di un periodo molto particolare per lo sviluppo affettivo dell’essere umano. Se non vissuto con la giusta emotività, può arrecare dei danni al benessere psico-fisico dell’adultoPaura, difficoltà nei rapporto con i genitori, solitudine, senso di inadeguatezza possono ingenerare disturbi alimentari.

In particolare, secondo i dati di uno studio del King’s College di Londra, una cattiva emotività del bambino può tradursi nella tendenza all’obesità. Questo è un disturbo per il quale si mangia anche senza fame provocando delle gravi conseguenze sulla salute, come patologie cardiache, sovrappeso cronico, depressione o ipertensione e non è solo collegata a cattive abitudini alimentari ma anche a fattori psicologici. Read the rest of this entry ?

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Primo giorno di scuola

12 settembre 2011

 

Una poco lieta costatazione: le amatissime vacanze estive sono finite. E’ tempo di tornare ognuno ai proprio impegni e per i più giovani: il primo giorno di scuola.

Così i nostri ragazzi iniziano a essere stressati, ansiosi, agitati. “Oggi come 40 anni fa il ritorno a scuola può essere fonte di preoccupazione, ma la minaccia non è più quella di un castigo -conferma Gustavo Pietropolli Charmet, psichiatra esperto di adolescenti – Il timore per ragazzi è di fare brutta figura con i compagni sulla passerella della scuola e di deludere le aspettative dei genitori che vogliono ragazzi di successo. Non si tratta più di una paura etica, ma di una paura estetica, non legata al sentimento di colpa, ma a quello di vergogna”. In altre parole, la paura è quella di non essere accettati, di essere etichettati come dei loser (perdenti), di non avere successo, di essere giudicati e di non riuscire a soddisfare le aspettative dei compagni di classe, dei docenti e, soprattutto, dei genitori.

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I danni di un’infanzia difficile

19 aprile 2011

Chi ha mai detto “che acqua passata non macina più”? Ecco una ricerca tutta italiana che vi darà da riflettere: i ricercatori dell’Università San Raffaele di Milano e del Consiglio nazionale delle ricerche, hanno dimostrato come, spesso, un trascorso infantile molto difficile porta a difficoltà respiratorie da adulti. Lo studio pubblicato recentemente su ‘American Journal of Medical Genetics’ mette dunque in evidenza come un infanzia complicata e un precoce abbandono da parte dei genitori causa nel bambino, problemi legati alle vie respiratorie. I ricercatori del Cnr di Roma, dichiarano: Questo studio mostra come la separazione precoce dai genitori, crea nel bambino una moltiplicazione del segnale genetico responsabile delle nostre risposte fisiologiche, alterando la respirazione. Questo è un punto di partenza fondamentale per la ricerca pre-clinica su questa patologia. La nostra missione ultima resta quella di aumentare le conoscenze dei meccanismi genetici e ambientali che influenzano manifestazioni ansiose nei bambini e giovani adulti, migliorando le strategie di prevenzione, diagnosi precoce e terapia”. Io aggiungerei: non c’è anche la possibilità che un bambino infelice produca un adulto tabagista e da qui una persona con problemi respiratori?

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