Archive for the ‘News’ Category

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BASTA UN POCO DI…OSSITOCINA

26 novembre 2013

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E’ stato impossibile, dopo aver letto questa nuova ricerca, non darvene immediatamente comunicazione. Questa volta i colpevoli del nuovo studio sulla fedeltà è tutta dell’università tedesca di Bonn. Molte signore avranno notato che troppo spesso i loro signori uomini sono pronti a girarsi alla prima gonnella che vedono. Colpa di un carattere frivolo, di una società sessista, del testosterone? Sembrerebbe di no, almeno in parte. Potrebbe esserci infatti una ragione scientifica dietro l’infedeltà maschile legata alla presenza-assenza di un ormone che regola il nostro senso di gratificazione: l’ossiticina. Normalmente questo ormone attira l’attenzione per la sua azione di stimolo delle contrazioni della muscolatura liscia dell’utero durante il  travaglio e il parto. In questo studio, viceversa, sono stati sottolineate le caratteristiche di regolatore dei comportamenti sociali di questo ormone: l’ossitocina è coinvolta nelle risposte allo stress, ed ha un ruolo nei disturbi dell’umore e nei disturbi d’ansia. Alti livelli di questo ormone sono in grado di stimolare il centro di gratificazione del nostro cervello e, udite udite, garantirebbe la fedeltà del proprio partner.
Nella ricerca è stata somministrato a 40 uomini, con una relazione stabile, prima uno spray nasale con ossitocina e poi un placebo. Dopo l’assunzione dell’ormone e poi del finto spray veniva mostrata una foto della compagna di vita e quella di altre donne. Nel primo caso l’attività del centro della gratificazione nel cervello aumentava, “rendendo le partner più attraenti”. Nel secondo diminuiva. In sintesi i ricercatori hanno dimostrato che l’ossitocina attiva il sistema cerebrale delle ricompense e della soddisfazione. Questo può  aiutare a mantenere la fedeltà del partner nel tempo.

A questo punto il compito che ci si pone davanti è far sì che il partner produca il massimo di ossitocina quando ci è vicino. Tra i 100 consigli che si trovano in rete, ne accenniamo solo qualcuno come correre in un parco, abbracciare le persone a cui vogliamo bene, fare una sauna o un bagno caldo, vestire con colori caldi e luminosi, fare attività fisica, avere i giusti riconoscimenti nel lavoro ed essere positivi. Che consigli, vero? Questa volta ci siamo proprio superate!!

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Necessità di viaggio

14 ottobre 2013

viaggiare

E’ finita l’estate ma, confessa, ancora pensi al sole e al divertimento, al relax delle vacanze e più ci pensi e più ti sembrano lontane le prossime ferie. Anche questo, però, può diventare spunto per una piccola riflessione.

Fare un viaggio può raccontare molto di noi: il nostro stile di vita, i nostri valori, le nostre abitudini  ma anche aspetti più o meno coscienti e necessità sia stabili che transitorie. Il desiderio di partire può essere positiva quando deriva dalla ricerca di qualcosa,o negativa quanto il fine è evitare situazioni indesiderate.

Ciò che però accomuna tutti i tipi di viaggiatori sembra essere la ricerca di un “livello di stimolazione ottimale” cioè di uno stato personale ideale che dipende molto sia dagli stimoli della vita quotidiana sia da predisposizioni personali.
Ognuno di noi possiede livelli di attivazione propri che si associano alla percezione di un senso di benessere: al di sotto di quel livello ci sentiamo annoiati e al di sopra si avverte ansia e stress. Così per ripristinare un equilibrio nel livello di “stimolazione ottimale” che percepiamo, possiamo innalzare o abbassare il livello di intensità attraverso un bel di viaggio. Quale tipo? dipende dal bisogno personale del viaggiatore: questo spiega come mai a volte le nostre mete di viaggio sono indirizzate verso attività di relax e in altre privilegiamo destinazioni più stimolanti

La ricerca dell’equilibrio tra ansia e noia è un processo che spesso avviene in maniera inconscia e che si realizza attraverso sette modalità attraverso il turismo (Crompton,):

  • l’evasione dal quotidiano, attraverso la ricerca di luoghi di vacanza che siano diversi rispetto a quelli a cui si è abituati;
  • l’esplorazione di se stessi, attraverso la ricerca di ambienti non familiari che possano permettere di scoprire qualcosa di nuovo su di noi;
  • il relax, che favorisce l’allentamento dello stress
  • il prestigio, che ci fa vedere l’aspetto di  promozione sociale del viaggio;
  • la resgressione che favorisce la liberazione da costrizioni sociali;
  • l’impulso alle relazioni familiari, che stimola il rafforzamento di legami anche mediante attività semplici (es. giocare a carte) con un alto valore di condivisione;
  • il miglioramento delle interazioni sociali attraverso scelte turistiche che tendono a diminuire le inibizioni e ridimensionare le insicurezze interpersonali

A questo modello, si sono state aggiunte altre motivazioni turistiche, quali:

  • il turismo come comportamento imitativo, che appare legato alla necessità di uniformarsi alle mode allo scopo di sentirsi più vicini alle tendenze della società in cui si vive ;
  • il turismo come soddisfazione di curiosità, che porta a ricercare forme di viaggi connessi ad attività esplorative o conoscitive;
  • il turismo come realizzazione di un sogno. 

Aspettative, significato del viaggio e fiducia in se’

Ogni viaggiatore si costruisce delle aspettative turistiche ed una “immagine interiore di ogni viaggio” che pone tra le sue possibili scelte; ciò comporta l’attribuzione di un significato alla vacanza che fa da guida nel confronto con alcuni aspetti interiori, rendendo più o meno probabile una scelta. Nel valutare una possibile meta turistica, concorrono infatti anche degli aspetti motivazionali stabili, connessi soprattutto a dimensioni della personalità.

Un primo elemento che può favorire o scoraggiare una scelta turistica è lo stile attributivo, cioè la tendenza ad attribuire la causalità degli eventi che potranno verificarsi durante un viaggio, a fattori esterni o interni.
Se il cosiddetto “locus of control” relativo agli eventi turistici è interno sarà più facile che un turista si confronti anche con situazioni più avventurose, in cui penserà di poter avere un controllo delle proprie azioni.
Se il locus of control turistico è esterno sarà più facile attribuire agli altri la qualità della propria vacanza e quindi scegliere dei viaggi affidandosi a operatori turistici affermati, piuttosto che “correre il rischio” di dover gestire da sé parti del viaggio.

Una dimensione altrettanto importante, strettamente connessa alla precedente, è quella dell’autoefficacia percepita (Bandura, 1987), che comporta una sensazione di saper fare qualcosa in un contesto specifico e che guida alla scelta delle forme di turismo in rapporto principalmente a:

  • mezzo di trasporto (es. convinzione di poter affrontare un viaggio con l’uso di un particolare mezzo di trasporto);
  • attività svolta nel corso del viaggio (es. capacità di svolgere attività fisiche di un certo tipo);
  • caratteristiche ambientali del luogo visitato (es. capacità di affrontare condizioni climatiche o ambientali avverse).

Un altro aspetto da considerare tra le motivazioni che spingono alla scelta di una meta di viaggio sono due tipi di elementi:

  • i fattori “push” che rappresentano una spinta verso una vacanza: principalmente motivazioni socio-psicologiche;
  • i fattori “pull” che sono un’attrazione che indirizza verso alcune mete in relazione ai servizi offerti.

Mentre i “push” sono la chiave del desiderio di viaggiare, i “pull” sono la calamita verso una determinata destinazione.

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Quando non si può di re di no

3 gennaio 2013

dire no

Quante volte, ci siamo chiesti perché certe persone, a differenza dei altre, si sono buttate via iniziando a far uso di droga o alcool? Ognuno ha dato la sua risposta: “ ha avuto una cattiva educazione” o “ è cresciuto in un brutto ambiente”, “ è sempre stato un debole, non poteva resistere”. Uno studio pubblicato su Nature Neuroscience sostiene che dire di no o di sì ai “desideri” è tutta questione di circuiti neuronali: il lasciarsi andare o il resistere alle tentazioni dipende proprio dal cervello. Secondo il gruppo di ricercatori internazionale dell’University of Vermont (Usa) nelle persone che non si lasciano andare alle tentazioni funzionano meglio alcuni circuiti neuronali capaci di controllare gli impulsi, mentre in chi non sviluppa questa caratteristica, i sistemi d’interconnessione portano ad assumere comportamenti più a rischio per la salute, senza riuscire a resistere alle tentazioni. In parole semplici, chi è più impulsivo rischia di cedere più facilmente all’uso di queste sostanze.

La ricerca ha esaminato le risonanze magnetiche cerebrali di 1.900 ragazzi dell’età di 14 anni, in cui sono stati identificate le connessioni che si attivavano quando si prendono decisioni. Così, se gli adolescenti più impulsivi manifestavano una ridotta attività neuronale nella corteccia orbito-frontale, quelli più “resistenti” avevano una connessione neuronale migliore. Sarebbe proprio questa la caratteristica che si nasconde dietro all’uso di alcol, sigarette, sostanze stupefacenti e di cibo.

“Abbiamo rilevato che la presenza di determinate connessioni cerebrali sembra precedere l’abuso di droghe, e non esserne la conseguenza”. In poche parole, è la diminuita attività del network che coinvolge la corteccia orbito-frontale e che rende una persona più impulsiva a essere associata con il ricorso a alcol, sigarette e sostanze illegali nell’adolescenza. L’esame dell’attività cerebrale potrebbe anche essere impiegato, secondo i ricercatori, per predire i comportamenti a rischio.

 

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“Pub crawl” – scorribande etiliche in giro per pub

12 luglio 2012

Con questo termine, che letteralmente significa strisciare per pub, si intendono tour alcolici low cost che i giovani, per lo più stranieri, mettono in atto nelle notti romane. Per una modica quota di 20 euro si beve fino allo stremo. La pratica prevede di girare almeno sei locali in quattro ore, dalle 23 alle 3 del mattino, fino a che, agonizzanti, i giovani partecipanti sono completamente sbronzi. Questa nuova pratica è nata a Londra, ma è diventata molto di moda nella capitale, salendo alla ribalta per i fatti di cronaca nera. Tre anni fa un ragazzo australiano, dopo aver partecipato ad un tour etilico, era caduto da un ponte sul lungotevere ed era morto. La pratica era quindi stata vietata dal 2010 con un’ordinanza del Sindaco di Roma, ma, aggirando divieti e controlli, queste scorribande sono continuate.  Uno “steward” raduna un gruppo che può arrivare anche a 100-120 persone, scrive il nome di ogni partecipante e la sua età, senza ovviamente controllare i documenti. All’ingresso del pub si riceve una maglietta e un voucher con cui ritirare al bancone la prima bottiglia di birra, una volta bevuta, la si restituisce per averne un’altra piena, continuando così fino ad arrivare a berne fino a 10 in un quarto d’ora. Ovviamente si possono scegliere anche altri tipi di alcolici, ad esempio shot di vodka, rum o vino. Il più veloce a bere vince una maglietta. Ovviamente le bravate vengono poi immortalate in video e foto che vengono poi pubblicate sui siti online dei tour alcolici o sui social network.

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SEXTING: QUANDO IL SESSO VIRTUALE DIVENTA ABITUDINE ADOLESCENZIALE

12 luglio 2012

“Che male c’è- risponderà un qualunque adolescente- a divulgare qualche foto personale?”

E’ servito un nuovo studio pubblicato su “’Archives of Pediatrics and Adolescent Medicine” a mettere in allarme i genitori degli adolescenti americani.

L’Universià del Texas a Galveston, ha effettuato una ricerca scoprendo che quasi il 30 per cento degli adolescenti invia e condivide abitualmente proprie foto nude attraverso le e-mail o gli mms.

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Se lei piange a lui cala il desiderio

26 maggio 2012

L’uomo sembra essere l’unico animale che usa le lacrime per esprimere emozioni. Come se i fattori che incidono sul calo del desiderio maschile non fossero già abbastanza, ecco spuntare un ennesimo elemento in grado di far crollare la libido dell’uomo: le lacrime della partner. Proprio così: di fronte a una donna che piange, qualunque maschio pur ottimamente disposto ad affrontare una performance sotto le lenzuola, getta la spugna.

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Basta un grido e il dolore va giù

26 maggio 2012

Secondo uno studio della Keele University, per alleviare il dolore fisico una cura immediata ed efficace è quella di mettersi a urlare, meglio ancora se ci scappa qualche parolaccia e imprecazione. Lo studio si è basato sulla resistenza al dolore da parte di due campioni: a uno è stato permesso di sfogare con reazioni verbali, l’altro doveva controllarsi.

Il gruppo più controllato ha sopportato meno il dolore e ha mostrato minore resistenza, mentre quello a cui è stato permesso di urlare ha resistito più a lungo.

Per alleviare il dolore fisico, quindi, meglio cacciare un urlo e qualche parolaccia piuttosto che starsene zitti!

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