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Cos’è il Training Autogeno?

20 settembre 2010

Con il termine training autogeno J. H. Schultz ha definito “un metodo di autodistensione da concentrazione psichica che consente di modificare situazioni psichiche e somatiche”.

Training significa allenamento, cioè apprendimento graduale di una serie di esercizi di concentrazione psichica passiva, particolarmente studiati e concatenati, allo scopo di portare progressivamente il realizzarsi di spontanee modificazioni del tono muscolare, della funzionalità vascolare, dell’attività cardiaca e polmonare, dell’equilibrio neurovegetativo e dello stato di coscienza.

Il preciso e costante allenamento a tali esercizi porta a modificazioni gradatamente sempre più valide, precise e consistenti.

Autogeno significa “che si genera da sé”; ciò differenzia questo metodo dalle tecniche autoipnotiche ed eteroipnotiche le cui realizzazioni somatopsichiche sono attivamente indotte dal soggetto o dal terapeuta.

Il training autogeno ha lo scopo di farci raggiungere lo stato autogeno, che è una condizione di passività assoluta, uno stato trofotropo, stato preposto per il recupero delle energie, simile allo stato di sonno, priva di atti volitivi, realizzata nella indifferente contemplazione di quanto spontaneamente accade nel proprio organismo psicofisico. Questo stato è in contrapposizione con lo stato ergotropo, dove vi è il consumo delle energie, quello che avviene nello stato di veglia.

La pratica

Le Esperienze di Training Autogeno vengono proposte al gruppo o all’individuo secondo la procedura graduale, indicata da J.H. Schultz. Essa consiste nella presentazione progressiva:

  • dell’esperienza della pesantezza;
  • dell’esperienza del calore;
  • dellesperienza della regolazione della respirazione;
  • dell’esperienza della regolazione del cuore;
  • dell’esperienza della regolazione degli organi addominali, ossia del  plesso solare;
  • dell’esperienza della regolazione della zona del capo.

 Il training autogeno è consigliato sia per adulti, in modo particolare per le donne incinta, che per bambini, sia individualmente che in gruppo.

 L’esperienza di Training Autogeno

Il Percorso di Esperienze di Training Autogeno, metodo di autodistensione da concentrazione psichica, secondo la procedura metodologica di J.H. Schultz, è un percorso esperienziale che mira alla distensione corporea, cioè alla sperimentazione del passaggio dal tono muscolare dello stato di veglia al tono muscolare della veglia rilassata, con il relativo abbassamento del tono muscolare o con una sua modulazione.

Questo può avvenire attraverso un processo autosuggestivo che, inizialmente viene proposto e guidato dal trainer e poi, diventa automatico e autogestito con l’allenamento da parte del soggetto praticante.

I processi di autosuggestione e immaginazione hanno un ruolo fondamentale nella rievocazione delle sensazioni corporee. Tali processi permettono di metterci in contatto con il “sentire” psicofisico: con i livelli di tensione corporea, muscolare; con, se presenti, discontinuità di tensioni muscolari tra un distretto e un altro o, se sono presenti, processi di inibizione o coartazione.

Ad esempio, per Stanislavskij se i muscoli sono tesi, il corpo risulta legato. Solo un corpo senza tensione consente la messa in atto di meccanismi di identificazione che possono portare al sentire. Se i muscoli sono rilassati può avvenire la personificazione, come la chiama Stanislavskij, o l’identificazione, come la chiama Ruggieri. In questo caso, l’attore può produrre una rappresentazione coerente del personaggio da lui interpretato.

Durante il percorso ogni partecipante attua un processo di consapevolizzazione dello stato di tensione del proprio corpo, sia attraverso le esperienze in gruppo, che attraverso un allenamento individuale, di cui detiene un sintetico report, che riporta nel gruppo o al conduttore.

In un clima facilitante di fiducia e rispetto, l’individuo si sente libero di esprimere emozioni e ricordi positivi o negativi ed anche il ridursi degli atteggiamenti difensivi dell’uno verso l’altro. Ciascuno può sentirsi più libero di mettersi in contatto con il proprio corpo e con le emozioni cristallizzate in esso, non avendo timore di conoscerle e forse nella misura ottimale per sé di farle conoscere agli altri membri del gruppo o solo al trainer.

Il soggetto in un clima di fiducia può prendere contatto con le sue problematiche o semplicemente con il suo modo di stare, mettendolo in relazione ai suoi atteggiamenti posturali, che descrivono e rappresentano il proprio modo di essere al mondo.

 Bibliografia

  • Schultz J. H., Il training autogeno. Feltrinelli, Milano, 1971.
  • Hoffman B.H., Manuale di training autogeno. Astrolabio, Roma, 1980.
  • Ruggieri V., L’identità in psicologia e teatro, MaGi, 2001.
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